Quando usare le mascherine per virus e batteri (per coronavirus)?

Quando usare le mascherine per Virus e batteri

Il Coronavirus è purtroppo l’argomento che tiene banco in questo periodo. Sono tante e diverse le cose che si sentono a tal proposito ed è opportuno fare un po’ di chiarezza.

Cos’è il Coronavirus

Il coronavirus (CoV) è un ceppo (nuovo) di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo.  E’ importante sottolineare che, al di là di questo nuovo ceppo, i coronavirus ci sono sempre stati: si tratta di un’ampia famiglia di virus che portano a malattie che vanno dal banale ed innocuo raffreddore a ben più gravi sindromi respiratorie come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Ma il coronavirus di cui si parla oggi è il coronavirus 2019-nCoV identificato in Cina. 

Direttive Ministero Salute per aree a rischio e situazioni a rischio

Il Ministero della Salute (al quale è opportuno fare sempre riferimento in casi come questi) ha indicato delle direttive e delle raccomandazioni da adottare per evitare il contagio.

Se ci si reca in Cina, in particolare nelle aree a rischio, è raccomdabile di vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima del viaggio. (attenzione: per il coronavirus 2019-nCoV non esiste ancora il vaccino)

È raccomandato di evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi, di evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori e di curare in modo particolare le condizioni igieniche ad esempio lavando frequentemente le mani.

Nel caso in cui si verifichino dei sintomi respiratori (tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie) nelle aree a rischio, è opportuno rivolgersi immediatamente a un medico.

Al ritorno è bene contattare l’Ambasciata o il Consolato del proprio Paese.

Dove si sono verificati più casi di Coronavirus?

La maggior parte dei casi di Coronavirus si è verificata nella città di Wuhan, e anche i casi registrati in altre città della Cina hanno comunque dei contatti con la città di Wuhan. Si sono registrati casi anche tra il personale sanitario che è stato a stretto contatto con i pazienti.

Il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di Coronavirus in Cina emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale.

Secondo la valutazione del rischio da parte dell’OMS, il rischio è

  • molto alto in Cina
  • alto a livello globale

Coronavirus: la situazione in Italia

Con un’ordinanza del ministro della Salute l’Italia ha bloccato il 30 gennaio tutti i voli da e per la CIna per 90 giorni. Il Governo Italiano in data 31 gennaio ha dichiarato lo Stato di emergenza, ha stanziato i primi fondi ed ha nominato  il Capo della protezione civile Angelo Borrelli Commissario straordinario per l’emergenza.

Il 30 gennaio dall’Istituto Spallanzani sono stati confermati i primi due casi di Coronavirus in Italia: si tratta di una coppia di turisti cinesi ricoverati in isolamento dal 29 gennaio.

Come proteggersi dal Coronavirus

E’ bene precisare che se non si vive una situazione a rischio non occorre adottare le misure di sicurezza, ma è sufficiente adottare le misure standard di protezione atte a ridurre l’esposizione a malattie respiratorie. Quindi lavarsi spesso le mani, evitare il contatto con persone con malattie respiratorie, starnutire e tossire in un fazzoletto da gettare immediatamente.

Ci sono poi i Dispositivi di Protezione Individuale per Virus e Batteri che andrebbero riservati solo nelle situazioni a rischio, ad esempio per viaggi o contatti con persone infette.

E’ bene sottolineare che i respiratori adatti sono certificati in base alla normativa EN149 di categoria FFP2 (50630 ; 50631; 50641) o superiore (50651). I DPI si compongono da mascherine, comprese le mascherine per virus e batteri guanti, tute protettive.

Le mascherine certificate come DPI sono realizzate per ridurre l’esposizione degli utilizzatori alle particelle sospese nell’aria, quindi ne impediscono l’ingresso nell’organismo. Lo scopo primario di una maschera chirurgica invece è quello di evitare la diffusione nell’ambiente delle particelle biologiche espulse dall’indossatore. Le mascherine chirurgiche quindi non sono adatte a proteggersi dal coronavirus mentre le sono le mascherine certificate con fattore protezione FFP2 o FFP3.

Quando si celebra la Prima Comunione?

prima comunione

Chi ha un bambino che frequenta la quarta elementare senz’altro sarà alle prese con l’organizzazione della Prima Comunione. Andiamo a vedere in quale periodo dell’anno si celebra la Prima Comunione e in cosa consiste questo Sacramento.

Che cos’è la Prima Comunione

La Prima Comunione è un momento di particolare importanza nella vita di un credente che, comesecondo le parole di papa Francesco, «si colloca nel cuore della “iniziazione cristiana”, insieme al Battesimo e alla Confermazione e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa».

La Prima Comunione è  uno dei sette Sacramenti,  con la Prima Comunione  si ricevono il corpo e il sangue di Gesù, e si entra a pieno titolo nella comunità cattolica. Questo Sacramento è stato  istituito  durante l’Ultima Cena  quando Gesù distribuì ai discepoli riuniti a tavola il pane e il vino come il suo corpo e il suo sangue, offerti per la salvezza di tutti gli uomini.

Si tratta di un rito che viene ripetuto ad ogni Santa Messa.

La Prima Comunione in passato

Nei primi secoli del cristianesimo, i tre sacramenti dell’iniziazione: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia venivano celebrati insieme. Quindi indipendente che si trattasse di  adulti, bambini e neonati si ricevevano tutti e tre i sacramenti nel momento in cui ci si  convertiva al cristianesimo.

Nel XIX secolo in molti Paesi occidentali si celebrava  un’elaborata cerimonia in cui tutti gli adolescenti ricevevano insieme la Prima Comunione nella parrocchia locale, indossando abiti bianchi che ricordavano la veste battesimale.

Si tratta di una pratica che è durata fino al 1910, quando Papa Pio X ha abbassato l’età della Prima Comunione, incoraggiando i bambini a ricevere l’Eucaristia a 7 o 8 anni.

La tradizione per la quale i bambini ricevono la Santa Comunione in questo periodo dell’anno è uno sviluppo recente nel rito romano.

La Prima Comunione oggi

In molti Paesi occidentali è tradizione celebrare la Prima Comunione dei bambini di 9-10 anni nel mese di aprile o maggio, ma è un fatto relativamente nuovo e tipico solo del rito romano della Chiesa cattolica.

E’ bene sottolineare che chiunque può ricevere la Prima Comunione, previo permesso del pastore locale, in qualsiasi periodo dell’anno, ma per via dello stretto legame con il periodo pasquale la Comunione viene celebrata generalmente in una delle domeniche che seguono la Pasqua.

La decisione di celebrare questo Sacramento nei mesi di Aprile-Maggio  è dovuta infatti proprio alla celebrazione della Pasqua, che collega la Prima Comunione   alla tradizione originale di ricevere i sacramenti nella Veglia pasquale.

Tradizioni legate alla Prima Comunione

Al di la del significato spirituale legato a questo importante Sacramento, la Prima Comunione rappresenta un’occasione di festa per tutta la famiglia. La tradizione vuole che per la Prima Comunione venga allestito un pranzo con famigliari ed amici, che vengano distribuite bomboniere  tra gli invitati e che al festeggiato vengano fatti dei regali. Questo comporta una serie di impegni da parte dei genitori del bambino che devono preoccuparsi di organizzare tutta una serie di cose, vediamole.

Come organizzare la prima Comunione

Se avete un bimbo che sta per prendere la Prima Comunione senz’altro avrete tutta una serie di cose da fare. E’ bene organizzarsi per tempo per non rischiare brutte sorprese.

Cose  da decidere con la classe

In primis è bene segnarsi sull’agenda le date degli incontri con il parroco che darà disposizioni sia sul vestito da indossare che altre direttive.

Generalmente la classe si accorda sugli addobbi della chiesa e sulla presenza di un fotografo, a tal proposito sarebbe opportuno creare un gruppo w.a. proprio per essere certi che tutti siano raggiunti dalle informazioni e per dare modo di scambiare opinioni e idee.

Riassumendo, generalmente il gruppo della classe decide:

  • abito
  • fiori
  • fotografo

Cose da decidere singolarmente

Il ristorante e gli invitati

Una volta che viene comunicata la data della comunione è bene iniziare ad organizzare il pranzo, decidendo il ristorante e facendo una lista degli invitati. Chi ha la possibilità può festeggiare in casa. In tal caso occorre comunque pensare ad invitati e menù. Nella scelta del menù fate mente locale su eventuali intolleranze o allergie e comunicatele tempestivamente così chiunque possa avere un menù personalizzato.  Idem per i bambini per i quali di solito viene proposto un menù alternativo.

Nella scelta del ristorante considerate sempre preventivo, spazio a disposizione, location. Sarebbe opportuno paragonare più preventivi prima di scegliere.

Decorazioni per il ristorante

Generalmente è il ristorante che si occupa di eventuali decorazioni (palloncini etc) ma qualora non lo facesse potete voi stessi organizzare qualcosa. Idem per chi festeggia a casa: addobbare la casa  per l’occasione in modo elegante renderà la festa ancora più coinvolgente.

Gli inviti

Preparate degli inviti per l’occasione. Può essere anche un biglietto scritto a mano con occasione,  data e luogo. Prima avviserete gli invitati prima darete loro modo di organizzarsi. In alternativa potete mandare un messaggio  o fare una telefonata e chiedendo conferma della partecipazione non appena possibile.

La torta

Generalmente il ristorante pensa anche alla torta ma qualora non lo facesse organizzatevi per tempo anche su questo punto. Le pasticcerie gettonate saranno oberate di lavoro durante il periodo delle Comunioni quindi è meglio prenotare il prima possibile.

Le bomboniere

Le bomboniere sono una tradizione che è bello mantenere nel tempo, si danno a tutti gli invitati e anche a chi non è invitato ma fa comunque un regalo al festeggiato. Generalmente si fanno bomboniere e sacchetti con confetti con i quali si allestisce il tavolo al ristorante.  La spesa per le bomboniere varia molto a seconda della tipologia, su internet si possono trovare tantissime idee anche a prezzi molto bassi.  Molto bella l’idea dell’handmade che permette di creare le bomboniere con le proprie mani e che rappresenta non solo un bel risparmio in termini economici ma anche un’occasione di condivisione con il bambino che può aiutarvi nella preparazione.

Abito

Una volta che il parroco ha dato disposizioni sull’abito da indossare (generalmente il saio per i bambini e un abito uguale per tutti per le bambine) è bene pensare ad ordinarlo per tempo. Si deve pensare anche all’abito post cerimonia e d agli abiti per il resto della famiglia. Un consiglio che mi sento di dare è quello di mantenere la sobrietà: in Chiesa durante la celebrazione delle Prime Comunioni spesso sembra di essere ad una sfilata di moda dove l’apparenza pare essere più importante della sostanza. E’ bene sempre ricordare che si tratta della celebrazione di un Sacramento, non occorre agghindarsi come ad un festival del cinema, anzi direi che è proprio fuori luogo farlo.

Parrucchiere

Onde evitare il fai da te  anche il parrucchiere va prenotato per tempo. Non occorre farsi i capelli la mattina della cerimonia, basta andare qualche giorno prima e il giorno stesso sistemarsi da soli. Se si vuole un’acconciatura particolare per la bambina, si può portare la sera prima oppure si può prenotare la parrucchiera a casa la mattina stessa.  Ci sono parroci che chiedono la semplicità anche nelle acconciature tollerando al massimo una coroncina.  Adattatevi dunque a quelle che sono le disposizioni locali.

Regali

Tutti o quasi chiederanno “cosa preferisce di regalo?” , vale allora la pena decidere assieme al festeggiato cosa rispondere. Ci si può anche orientare su una lista Comunioni che oggi è abbastanza diffusa.  Addirittura ci sono liste comunioni nelle agenzie di viaggio.  Ma si può anche pensare di farsi donare i soldi (dai parenti più stretti) e scegliere una lista di regali per gli altri invitati. Fate compilare una lista di doni dal bambino e insieme decidete cosa includere.

Riassumendo le cose da decidere sono:

ristorante

  • invitati
  • decorazione
  • inviti
  • torta
  • bomboniere
  • abiti
  • parrucchiere
  • regali

E’ importante organizzare la Prima Comunione senza stress, senza ansia e con la serenità e la gioia che accompagna questo evento, il bambino che sta per fare questo passo deve capire, e sta anche a voi genitori farlo capire, che non sono tanto la festa che segue il Sacramento o i regali che riceverà ad essere importanti ma è il momento in cui si troverà in Chiesa ad esserlo. Tutto il resto è solo un modo per esprimere e condividere con chi si ama la gioia di quel momento.

Quando vanno in calore i gatti?

quando vanno in calore i gatti?

Chi ha un gatto molto probabilmente è passato o sta passando in una fase durante la quale vede il proprio micio cambiato. Non temete molto probabilmente si tratta quando il gatto attraversa la fase del “calore”. Vediamo in cosa consiste e quando vanno in calore i gatti.

Quando avviene il primo calore nei gatti

Nei gatti, il primo calore si verifica tra i quattro e i dodici mesi, a partire dai quali il gatto è a tutti gli effetti sessualmente maturo. Generalmente le femmine vanno in calore in primavera e in autunno. Se la fecondazione non avviene, ossia se la gatta non si accoppia, il ciclo si ripete, anche già dopo nove giorni. Durante il periodo del calore la gatta è sempre pronta per l’accoppiamento e, durante l’accoppiamento, avviene l’ovulazione. Il ciclo calore-non calore prosegue per tutto l’anno tranne d’inverno, quando si interrompe per il freddo.

Come funziona il calore nei gatti

Nella gatta si parla di ciclo estrale. La gatta ha l’ovulazione indotta, l’ovulazione avviene nel momento in cui la gatta si con un maschio. L’ovulo della gatta resta sempre nell’ovaio, e inizia a produrre estrogeni che la faranno andare in calore.

Se la gatta si accoppia, il pene del maschio, che è ricoperto di spunzon in graffia le parti intime della gatta e questo serve fa sì che scendano gli ovuli dalle ovaie. Si tratta di un meccanismo che garantisce che gli spermatozoi maschili incontrano gli ovociti femminili, e che l’accoppiamento vada a buon fine.

Quando il gatto è in calore: sintomi

Durante il periodo del calore il micio, maschio o femmina, assume atteggiamenti inconfondibili: è più affettuoso, si sfregarsi e si struscia contro i mobili, sul pavimento, contro pareti e alle persone. La femmina generalmente tende a tenere la coda alzata e a miagolare insistentemente e in maniera più forte (ha l’istinto di attirare i gatti maschi per avvisarli della sua condizione) capita che lascino tracce di urina per indicare la disponibilità all’accoppiamento. I gatti che vivono in casa tentano di uscire. E’ molto comune che i gatti durante il calore perdono l’appetito. Nella fase del calore il comportamento può diventare più aggressivo.

Non tutti i gatti affrontano il calore allo stesso modo: molto dipende dal carattere del gatto e dalla razza.

Cosa fare quando il gatto è in calore

Si possono fare due scelte: o si fa accoppiare il gatto o si sterilizza (o castra se si tratta di un maschio)

Se si decide di fare accoppiare la gatta, ci si deve aspettare una gravidanza che dura due mesi e dopo il parto la gatta non andrà in calore per un altro mese, all’incirca, perché starà allattando.

Se non vogliamo fare accoppiare la gatta occorre pensare alla sterilizzazione, si tratta di un intervento di ovariectomia, durante il quale un veterinario rimuoverà le ovaie.

Quello che non si deve fare è lasciare la situazione in sospeso: ossia tenere una gatta in calore senza optare né per una né per l’altra scelta, questo perché il calore è comunque un periodo stressante per la gatta, sia a livello fisico che mentale. La gatta è costantemente pronta all’accoppiamento e per questo trascura esigenze basilari come cibarsi. I gatti che non si accoppiano (o che non vengono sterilizzati) hanno un rischio di tumori più alto, in particolare perché, non riproducendosi mai, il loro corpo resta in una sorta di calore continuo. Questo periodo può diventare fonte di stress anche per il proprietario.

L’intervento di sterilizzazione

L’intervento di sterilizzazione è un intervento di routine che generalmente il veterinario esegue in meno di un’ora. Oltre a prevenire la riproduzione, la sterilizzazione evita al gatto di andare calore risparmiandogli stress. Sia dopo la sterilizzazione che dopo la castrazione, il metabolismo del gatto cambierà, pertando si dovrà cominciare a nutrirlo con alimenti per gatti sterilizzati, poveri di calorie.

Concludendo, il calore nei gatti è un evento fisiologico e del naturale. Intervenire sterllizzando il gatto è sicuramente la strada più semplice ed efficace per interrompere questo processo stressante per il gatto e anche per il proprietario.

Quando comprare l’asciugatrice

asciugatrice

Ultimamente se ne sente parlare tantissimo, è diventata uno degli elettrodomestici più ambiti nelle case italiane: complice il mal tempo che quando arriva dura giorni e giorni, complice anche la quotidianità che ci vede sempre più di fretta e sempre più impegnati fuori casa, fatto sta che l’asciugatrice sembra diventata un elettrodomestico indispensabile nelle nostre case.

In molti hanno approfittato delle tante offerte natalizie e sotto l’albero hanno trovato proprio un’ asciugatrice nuova di zecca, altri hanno preferito aspettare, e forse hanno fatto bene. Perché la domanda è proprio: quando comprare l’asciugatrice? Qual è il periodo migliore?

Ovviamente l’autunno e l’inverno sono i mesi durante i quali l’asciugatrice è più usata, quindi se si parla di aspetto pratico, questo è il periodo migliore per acquistarla. Se invece si punta al risparmio in termici economici certamente la fine stagione rappresenta il periodo ideale per risparmiare delle cifre considerevoli, è infatti in quel periodo che  i negozi iniziano ad abbassare i prezzi. Certamente durante la bella stagione l’asciugatrice sarà usata molto meno, ma l’autunno fa presto a tornare e allora avrete modo e maniera per sfruttarla.

Come scegliere l’asciugatrice

Nella scelta dell’asciugatrice occorre considerare in primis il modello: in commercio si trovano modelli a resistenza e a pompa di calore. Le asciugatrici a resistenza generano il calore necessario all’asciugatura sfruttando una banale; le asciugatrici a pompa di calore sfruttano invece una pompa di calore a gas frigorifero.

I modelli: asciugatrici a resistenza e asciugatrici a pompa di calore

Le asciugatrici a resistenza sono molto più semplici da usare sono molto più veloci nel completare il ciclo in quanto lavorano a temperature più alte e non soffrono il posizionamento in scantinati/tavernette/lavanderie non riscaldate; però  sono tutte in classe B e consumano molto. Le asciugatrici a pompa di calore  consumano molto meno sono in  classe A++ o A+++ ma sono più complesse e un po’ più delicate in particolare soffrono le vibrazioni, quindi occorre fare attenzione se si vogliono posizionare a colonna sopra la lavatrice. La durata dei cicli è decisamente più lunga e se viene  posizionate in un ambiente freddo (sotto i 15-16°) perde progressivamente efficienza, allungando a dismisura i cicli e talvolta non riuscendo ad asciugare il bucato.

 Quindi se si pensa di collocare l’asciugatrice in un ambiente freddo o se si ha intenzione di usarla poco, è meglio optare per un’asciugatrice a resistenza. Altrimenti , se si ha intenzione di utilizzare l’asciugatrice in modo assiduo, è meglio orientarsi per un modello a pompa di calore: l’esborso iniziale sarà più alto ma la spesa sarà recuperata con il risparmio in bolletta.

Asciugatrici: i prezzi

quando si acquista un’asciugatice uno dei fattori da tenere presenti è sicuramente il prezzo, che spesso confonde le idee. Le fasce di prezzo infatti variano molto in base al modello, al marchio, alla capienza ed alle funzioni presenti.

Si va da 250 euro per un’asciugatrice a resistenza a oltre 2.000 euro per un modello top a pompa di calore multifunzione della marca Miele che è forse la migliore in commercio.

I fattori da considerare nella scelta dell’asciugatrice

Prima di scegliere l’asciugatrice che fa per voi valutate tutti i fattori che concorrono alla scelta giusta:

  • modello
  • dimensioni
  • marca
  • funzioni
  • consumi
  • prezzo

Quest’ultimo fattore deve essere considerato sempre in rapporto alla qualità, quindi sfruttate le offerte e cercate di portarvi a casa un buon prodotto cercando di sputare il prezzo migliore approfittando delle offerte, delle promozioni o acquistando la vostra asciugatrice “fuori stagione” a fine inverno quando, senz’altro, i prezzi si abbasseranno senz’altro.

Quando saranno obbligatori i seggiolini antiabbandono ?

seggiolini antiabbandono

Ne abbiamo sentito parlare spesso, sull’argomento ci sono pareri ancora discordanti, qualcuno si è fatto prendere dal panico. La legge dei  Seggiolini antiabbandono  che  fatto discutere è in vigore.

Il 7 novembre è entrato in vigore l’obbligo di legge che impone l’ installazione dei seggiolini anti abbandono in auto. Per due giorni, mamme, papà, nonni, zii e familiari sono stati in preda al panico soprattutto perché  sia  i seggiolini che i dispositivi erano introvabili, c’è stata confusione anche sui regolamenti e sul bonus fiscale previsto pari a 30 euro (oggi portato a 45 euro).

Le palesi  difficoltà nel mettersi in regola hanno  costretto il ministero dei Trasporti, Paolo De Micheli, ad annunciare una moratoria di 4 mesi sull’applicazione. La legge dunque entrerà in vigore, sanzioni comprese, da  marzo 2020 con una proroga di 120 giorni

Caratteristiche dei seggiolini antiabbandono

Per quel che concerne le caratteristiche, i dispositivi antiabbandono “non necessitano di omologazione ma devono essere accompagnati da un certificato di conformità rilasciato dal produttore. Devono attivarsi automaticamente a ogni utilizzo senza bisogno che il conducente compia ulteriori azioni, devono dare un segnale di conferma di avvenuta attivazione. In caso di abbandono, devono attivarsi con segnali visivi e acustici o visivi e di vibrazione e i segnali devono essere percepibili o all’interno o all’esterno del veicolo. Inoltre è possibile che seggiolini e dispositivi anti-abbandono siano collegati allo smartphone del genitore con una app o tramite Bluetooth per inviare notifiche”.

La normativa stabilisce che i dispositivi anti abbandono possono essere di tre tipi:

  • integrato all’origine nel seggiolino auto per bambini;
  • una dotazione di base o un accessorio del veicolo, compresi nel fascicolo di omologazione del veicolo stesso;
  • indipendente sia dal sistema di ritenuta per bambini sia dal veicolo.

In alcuni casi i dispositivi antiabbandono sono dei “cuscinetti” da sistemare direttamente sotto un normale seggiolino auto per bambini, in altri sono sensori già integrati in alcuni modelli di seggiolini. Alcuni dispositivi fanno scattare un allarme, altri inviano una notifica sul cellulare, via app e Bluetooth. Lo scopo è sempre quello di  evitare che i genitori dimentichino i propri bimbi in macchina.

 A chi si rivolge la legge sui seggiolini anti abbandono

La legge dei seggiolini antiabbandono è rivolta a chi trasporta in auto bambini con meno di 4 anni di età. Ricordatevi che l’obbligo dei seggiolini standard o delle alzatine è in vigore per i bambini di età superiore ai 4 anni

Seggiolini antiabbandono: sanzioni

L’articolo 172 del nuovo Codice della strada regola installazione e presenza dei dispositivi anti abbandono in auto. Per chi non rispetta la normativa è prevista una sanzione amministrativa. Una multa che va da 81 a 326 euro (pagamento entro cinque giorni 56,70 euro) con decurtazione di 5 punti dalla patente. Se si commettono due infrazioni in due anni scatta la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

La multa  viene fatta nel caso in cui:

  • non è presente il sistema antiabbandono;
  • il sistema antiabbandono non è autorizzato dal produttore del seggiolino;
  • il sistema c non è conforme ai i requisiti;
  • non è attivo il   dispositivo del bluetooth,  o  non funziona l’app.

Come si ottiene in bonus fiscale per i seggiolini antiabbandono

Per ottenere il bonus fiscale portato a  45 euro (inizialmente era fissato a 30 euro) occorre conservare lo scontrino d’acquisto del prodotto.

Concludendo: chi ha un bambino di età inferiore ai 4 anni deve attivarsi entro marzo 2020 per mettersi in regola. La legge dei seggiolioni antiabbandono è senza dubbio una normativa che farà discutere ancora. Alcuni la riterranno inutile ma sicuramente è sempre meglio adottare una misura di sicurezza in più perché purtroppo la cronaca ci insegna che possono accadere tragedie che un semplice dispositivo può evitare.

Quando dipingere i muri esterni di casa?

tinteggiare un muro

Per capire quando dipingere i muri esterni di casa si deve fare attenzione ad alcune condizioni delle pareti ed anche alle stagioni. Esistono addirittura alcune regole da seguire riguardanti i momenti giusti della giornata in cui si devono dipingere le parti a nord della facciata e negli altri punti cardinali. Il tutto dipende dai raggi del sole e anche dalla temperatura esterna.

Quando dipingere i muri esterni di casa: il periodo giusto e le condizioni necessarie

Il periodo migliore per dipingere i muri esterni della propria casa è durante l’autunno o la primavera, perché durante queste due stagioni non è presente una temperatura né troppo fredda né troppo elevata. L’importante è evitare di dipingere quando il termometro è sotto i 5 C° e soprattutto ci si deve ricordare di non fare tinteggiature con pioggia e vento. Queste due condizioni metereologiche infatti potrebbero rovinare il risultato, costringendo chi sta facendo il lavoro a ricominciare da capo o comunque a ritoccare alcune parti.

Ogni parte della facciata dev’essere poi dipinta in momenti precisi della giornata, a causa dei raggi del sole, che con la loro intensità potrebbero rovinare la tinteggiatura. Durante le prime ore della giornata si dovrebbe dipingere la parete ovest della casa, mentre solo più tardi la parte a nord, poi quella ad est durante la prima fascia oraria dopo pranzo e quella rimanente verso il tardo pomeriggio.

Queste sono le condizioni che devono essere rispettate per avere un risultato ottimale. Ovviamente, oltre a queste, si devono anche valutare i tempi in cui la pittura si essiccherà e altre condizioni più tecniche riguardanti il tipo di tinta utilizzata.

Quando dipingere i muri esterni di casa: altre regole

Si possono dipingere i muri esterni di casa solo se sono rispettate altre norme. Una tra queste riguarda il colore: non sempre si può scegliere la tonalità, perché tutto dipende dalle leggi imposte dal Comune della propria città. Se quest’ultimo ha stabilito un “Piano Colore”, ovvero l’obbligo di rispettare solo alcune colorazioni, allora non si può scegliere un colore troppo sfarzoso o comunque distante da quello imposto. Per capire se esistono alcune norme a riguardo, consultare lo Sportello Unico dell’Edilizia oppure recarsi presso l’Ufficio Tecnico del proprio Comune.

Altre condizioni da dover rispettare per capire quando si può dipingere la facciata esterna, riguardano proprio lo status di quest’ultima. Prima di tutto deve essere senza crepe e se queste fossero presenti, si deve cercare di ripararle immediatamente, anche perché si rischia che il danno aumenti di gravità.

Altra caratteristica che la parete deve avere riguarda l’assenza di scrostamenti. Se ce ne sono, si deve applicare un impasto formato da cemento, calce, sabbia e acqua, solo però dopo aver tolto l’intonaco rovinato e aver passato sulla parte interessata una spugnetta di acqua umida. È molto importante che sul muro non ci siano macchie di umidità, altrimenti anche questo problema dovrà essere risolto prima di poter procedere con la pittura.

Per rimuovere tutti questi difetti bisogna utilizzare appositi materiali e strumenti comprati da un buon ferramenta. Da quest’ultimo ovviamente possono essere acquistate anche tutte le vernici adeguate e necessarie per effettuare la tinteggiatura: per gli acquisti online vi segnaliamo ad esempio la sezione vernici di Toolmarket ed è un e-commerce che permette di poter ordinare i prodotti con pochi click, facendoli arrivare a casa in tutta comodità.

Quando mettere le gomme invernali?

quando mettere le gomme invenali o dotarsi di catene

Quando sostituire i pneumatici dell’auto è una domanda che ci facciamo due volte l’anno, e una di quelle volte è vicina. Quando mettere le gomme invernali?

Per il 2019 la data scatta dal 15 novembre quando entrerà in vigore l’obbligo delle gomme invernali sulla propria auto, o di tenere a bordo le catene da neve. Il Ministero dei Trasporti ha infatti esteso nel 2013 a tutta Italia il periodo d’obbligo, che sarà valido fino al 15 aprile.

Quali sono i pneumatici invernali

I pneumatici invernali sono quelli che presentano la siglia M+S (mud+snow) in evidenza, ma su questo aspetto è necessario fare delle precisazioni.

Ogni casa produttrice può applicare la sigla M+S a diversi modelli di di gomme:  dai tassellati per i fuoristrada a quelli per ogni stagione. Se la sigla è accompagnata dal logo di una montagna ( un fiocco di neve), allora il pneumatico è da neve e termico, cioè è in grado di garantire prestazioni più sicure. Tuttavia la legge non distingue al momento tra i due tipi di gomme, quindi basterà dotarsi di quelle recanti la sola sigla M+S. Ma, visto che non è solo una questione di rispetto della legge ma anche di sicurezza, se vivete in un luogo dove nevica spesso o se le strade sulle quali transitate abitualmente hanno la tendenza a ghiacciare, allora è bene dotarsi  delle gomme da neve termiche.

Altra cosa importante da sottolineare è quella che riguarda l’omologazione. I pneumatici devono infatti essere omologati. Secondo infatti il Codice della Strada “chiunque importa, produce per la commercializzazione sul territorio nazionale ovvero commercializza sistemi, componenti ed entità tecniche senza la prescritta omologazione o approvazione ai sensi dell’articolo 75, comma 3-bis, e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155 a euro 624”. Sono Inoltre, previste sanzioni da 779 euro a 3119 euro per chiunque commetta le violazioni di cui al periodo precedente relativamente a sistemi frenanti, dispositivi di ritenuta ovvero cinture di sicurezza e pneumatici”.

Cosa dice il Codice della Strada

 Secondo il Codice della strada, la norma prevede che durante il periodo indicato “i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio”. Sebbene l’indicazione preveda entrambe le possibilità, è consigliato sostituire le gomme con quelle da neve, ritenute più sicure delle catene.

Dove vige l’obbligo

L’obbligo entrerà in vigore al di fuori dei centri abitati, ma i Comuni possono richiedere l’obbligo anche all’interno delle zone abitate. Circolare con le catene a bordo può evitare l’obbligo di montare pneumatici termici o M+S. La calza da neve è invece la guaina di tessuto che aiuta la gomma a fare presa sulla neve e può essere utile in caso di emergenza (la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Roma) del 28 giugno 2013 e la circolare del Ministero dell’Interno del 5 novembre 2013 (prot. 300/A/8321/13/105/1/2) hanno confermato che gli automobilisti possono utilizzare le catene in tessuto AutoSock in presenza del segnale di obbligo di avere catene da neve o in alternativa pneumatici invernali montati).

Le sanzioni per le violazioni

In caso non si rispetti la normativa e si circoli senza pneumatici invernali o alternative a bordo (catene), la sanzione va da 85 euro a 338 euro, ma si abbassa a 59,50 euro se viene pagata entro 5 giorni. Sulle strade dei Comuni nei quali vige un’ordinanza le multe vanno invece dai 41 euro ai 169 euro, abbassandosi a 28,70 euro se pagata entro 5 giorni.

Meglio le gomme invernali o le gomme 4 stagioni?

Le proposte che si trovano sul mercato sono tante e diverse. Uno dei dubbi che attanaglia gli automobilisti è se è meglio optare per le gomme invernali (da sostituire quindi a quelle estive anno dopo anno) o se è preferibile orientarsi per le gomme quattro stagioni che restano quindi fisse.

La risposta è che dipende da caso a caso.

La differenza principale è  nella mescola e nel disegno del battistrada; nelle 4 stagioni, la mescola presenta  un’alta percentuale di silice che mantiene la gomma morbida anche quando fa molto freddo. Nel battistrada sono presenti più canali di espulsione e più lamelle, cosicché possano essere facilmente  eliminate neve e acqua. Si tratta quindi  di pneumatici che, seppur sono considerati idonei per le 4 stagioni non possono garantire le prestazioni, in entrambi i casi, dei doppi pneumatici (estivi ed invernali). Hanno il vantaggio di non dover fare il cambio due volte l’anno e il risparmio in termini economici.

I doppi pneumatici, invece, presentano il vantaggio che le due tipologie di gomme (sia nella versione estiva che in quella invernale) sono state studiate ad hoc per determinate condizioni, pertanto garantiscono sempre le migliori prestazioni. Hanno però lo svantaggio  di dover effettuare il cambio di stagione due volte all’anno, con un costo e un impiego di tempo che invece si possono evitare se si scelgono gli pneumatici 4  stagioni.

Se si vive in una zona a clima mite, dove raramente nevica, se l’auto si usa poco,  le 4 stagioni rappresentano forse la scelta più consona. Se invece ogni anno si percorrono in media più di 15.000 km, se si vive in una zona di montagna o comunque in una zona dove il freddo si fa sentire, allora è decisamente meglio acquistare gomme estive e invernali.

Conclusione

Dal 15 novembre occorrerà quindi mettersi in regola con la normativa scegliendo tra queste opzioni:

  • gomme 4 stagioni
  • gomme invernali
  • catene a bordo

La scelta dipende da diversi fattori:

dove vivete: se nevica spesso, se il clima è mite, se le strade ghiacciano

quanto usate l’auto.

in ultimo, ma solo se il fattore sicurezza è accertato, potete anche decidere in base a quanto volete spendere.

Quando cambiare lavoro?

quando cambiare lavoro

Il lavoro nobilita l’uomo, quanto è vera questa affermazione! Chi ha un lavoro deve tenerselo stretto, perchè sappiamo tutti molto bene quanto sia difficile inserirsi nel mondo del lavoro. Ma questo non deve significare che non si possa avere l’ambizione, il desiderio di cambiare lavoro anche se il mercato del lavoro non ci viene molto incontro in questo senso. .

Mi spiego meglio: la difficoltà di trovare un impiego non dovrebbe comunque limitare le nostre scelte lavorative, le nostre aspirazioni, la nostra voglia di crescere e cambiare.

Ovviamente è opportuno fare sempre passi proporzionati alla lunghezza della gamba, i colpi di testa si pagano cari ed è quindi doveroso rispettare il proprio posto di lavoro, anche se abbiamo  voglia di cambiare.

I motivi che portano a scegliere di cambiare lavoro

Ma allora quando è il momento di cambiare lavoro?

I motivi che portano al cambiamento di lavoro sono tanti e diversi, a volta convivono più motivazioni. Ecco le principali:

Un’idea diversa in mente

In primis deve esserci un’ alternativa, che sia un posto di lavoro o un corso o un progetto che ci conduca al cambiamento, non importa se non è immediatamente disponibile, purchè esista.

Deve esserci il desiderio di cambiare, la voglia di crescere, la voglia di mettersi in gioco.

La demotivazione

Spesso il momento di  cambiare lavoro si manifesta nel momento in cui ci si rende conto di non avere voglia di andare a lavorare, quando ci si sente demotivati, stanchi in partenza. Il lavoro, a parte i momenti down che capitano a tutti, dovrebbe essere energia, voglia di fare, entusiasmo. Il lavoro deve dare soddisfazione, non solo a livello di retribuzione ma anche e soprattutto a livello personale. Sapere di avere svolto bene il proprio lavoro, di avere fatto il proprio dovere, con professionalità, responsabilità e competenza non ha prezzo.

Una retribuzione inadeguata

La voglia di cambiare lavoro spesso nasce da un’insoddisfazione legata ad una retribuzione inadeguata, e così, anche se il lavoro ci piace, ci sentiamo sottopagati, inadeguati, sfruttati. E allora anche il lavoro stesso ne risente. Ed ecco che arriva il desiderio di cambiare.

L’ambiente di lavoro

Talvolta i motivi del cambiamento sono da ricercare nell’ambiente di lavoro: i cattivi rapporti con colleghi o con i datori di lavoro possono incrinare irreparabilmente la motivazione e la determinazione, fattori fondamentali per compiere bene il proprio lavoro.

I segnali che indicano la voglia di cambiare

Quando ci rendiamo conto che non svolgiamo il nostro lavoro come dovremmo e come potremmo fare, allora ecco che è arrivato il momento di cambiare. Periodi di stress, che capitano a tutti, a parte, se si nota un calo importante nelle proprie prestazioni professionali, se si nota un calo di entusiasmo allora dovremmo pensare che forse è arrivato il momento di voltare pagina.

Anche essere presi da un progetto che abbiamo nel cassetto, pensarci spesso, interessarsi in particolare al lavoro svolto da altre persone potrebbe essere un segnale della voglia di cambiamento.

Se svolgiamo il lavoro che ci piace siamo soddisfatti, se non lo siamo, forse dovremmo pensare a cambiare rotta.

Se il corpo manda segnali, per lungo tempo ed in modo costante, non si devono trascurare.  Lo stress che si ripresenta ogni domenica, un continuo esaurimento o un’aggressività immotivata sono segni quasi inequivocabili che non vanno sottovalutati.

Come prendere la decisione

La parte difficile è prendere la decisione. A tal proposito è bene  distinguere due momenti: quello in cui si prende una decisione e quello nella quale la si attua. Non è detto che se si decide di cambiare lavoro lo si debba fare subito. I due momenti possono non coincidere ed avvenire in tempi differenti.

Progettare, programmare, fare un piano d’azione equivale a farci scegliere con maggiore serenità, maggiore maturità e maggiore consapevolezza. Prima di lasciare un lavoro su due piedi occorre essere certi che il passo che si sta per compiere è quello giusto.

Un esempio? Siete impiegati in un’azienda ma vorreste fare tutt’altro e non avete i titoli né le competenze per farlo? Potete seguire un corso di studio attinente al nuovo lavoro  mentre svolgete ancora il vostro impiego  così da avere un’adeguata preparazione e le carte in regola per il cambiamento. Lo studio inoltre può farvi rendere conto se quella è veramente la strada che volete percorrere.

Potete dedicarvi alla ricerca del lavoro che vi piace fare programmando in maniera molto sistematica dei colloqui mirati, potete chiedere a chi già svolge il lavoro che desiderate fare.

La cosa fondamentale è non avere fretta, non fare passi falsi e non scoraggiarsi.

Indubbiamente  il lavoro rappresenta una parte importante della nostra vita, trascorriamo molte ore della giornata nel posto di lavoro, per questo non possiamo permettere di essere costantemente stressati ed insoddisfatti. Si deve dare attenzione ai segnali del nostro corpo, così si sarà pronti  a chiudere una fase e a definire una strategia per avviarne una nuova. Allora il cambiamento sarà un toccasana nella vostra vita.

Quando arriva l’autunno?

autunno

Una delle domande tipiche che si sentono quando si è a fine estate, soprattutto quando il caldo non tende a calare, è “quando arriva l’autunno?”

Seppur l’estate resta la stagione preferita dalla maggioranza, spesso il troppo caldo tende a fare rimpiangere le temperature autunnali certamente più sopportabili. In passato a partire dalla seconda metà di agosto l’aria di rinfrescava, complici i tipici temporali estivi che annunciavano la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Negli ultimi anni questa tendenza è stata invece superata da estati un po’ sballate che alternano maltempo a temperature decisamente sopra la media che, se protratte nel tempo, stufano molto facilmente.

E allora così come si è attesa con impazienza l’estate si attende con altrettanta impazienza l’autunno con le sue temperature gradevoli, con i suoi colori caldi ed avvolgenti, con i suoi profumi, con i suoi prodotti tipici, con la vendemmia, con i funghi, con le foglie secche che cadono e le castagne.

Allora vediamo nel dettaglio quando dovrebbe arrivare l’autunno.

Intanto l’autunno dura 89 giorni e 18 ore contro i 93 giorni e 14 ore dell’estate, i 92 giorni 21 ore della primavera ed gli 89 giorni ed  1 ora dell’inverno        .

Il moto di rivoluzione della terra

Il moto di rivoluzione della terra è il percorso  che la terra  compie girando intorno al sole, da ovest verso est. Si tratta di un’orbita eclittica che  varia continuamente la sua distanza rispetto il sole. Il punto più vicino al sole è chiamato perielio mentre il più lontano è chiamato afelio.

L’arco di tempo che impiega il nostro pianeta per compiere una rivoluzione completa dura 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi. Un anno intero durante il quale si susseguono le stagioni astronomiche: primavera, estate, autunno e inverno.

Autunno meteorologico

Il 1 settembre entreremo nell’Autunno meteorologico, che terminerà il 30 novembre prossimo. Diversamente dalle stagioni astronomiche, le stagioni meteorologiche durano  trimestri interi, in base a quelle che sono le medie climatiche: l’Inverno meteorologico pertanto inizia il 1 dicembre e termina  il 28/29 febbraio, la Primavera inizia il 1 marzo e termina il 31 maggio, l’Estate inizia il  1 giugno e termina il  31 agosto.  Secondo questo ragionamento oggi, 1 settembre è iniziato l’autunno, l’autunno meteorologico.

Autunno astronomico

L’autunno astronomico inizia invece con l’equinozio d’autunno. Vediamo di cosa si tratta

Il termine “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” (al giorno), ossia la notte dovrebbe avere la stessa durata del giorno. Questo non accade nella realtà  per effetti di rifrazione atmosferica, quindi il semidiametro e la parallasse solare fanno modo e maniera che negli equinozi la lunghezza del giorno superi anche se di poco la lunghezza della notte.

Nell’emisfero settentrionale l’equinozio d’autunno cade generalmente o il 22 o il 23 settembre, nel punto dell’equinozio detto anche punto della Bilancia

Nel 2019 l’equinozio d’autunno cadrà Equinozio d’Autunno cadrà il 23 Settembre alle 07.50 UTC.

Il 23 settembre i raggi del sole colpiranno perpendicolarmente l’equatore illuminando tutto il globo allo stesso modo (il sole è allo zenit sull’Equatore) ed il giorno e la notte avranno la stessa (equi) durata. L’autunno terminerà domenica 22 dicembre per dare spazio all’inverno.

Autunno e miti

Dal punto di vista astrologico, il  Sole entra  nella Bilancia, il segno più equilibrato dello zodiaco.

Sono diverse le culture secondo le quali  l’Equinozio d’Autunno è un giorno di celebrazioni, di passaggi, di meditazioni. I Celti festeggiavano l’Equinozio autunnale con il  nome di Mabon: il giovane dio della vegetazione e dei raccolti.

Secondo la tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno era chiamato Alban Elfed (Autunno, o «Elued», Luce dell’Acqua) e rappresentava la seconda festività del raccolto.

Frutti e verdure di autunno

Consumare prodotti di stagione è molto importante per una dieta equilibrata. E l’autunno regala ottimi frutti: uva, mirtilli, more, ribes e lamponi, cachi, ai fichi d’India e alle pere.  Per quanto riguarda le verdure l’autunno ci regala la zucca, radicchio rosso, carciofi, barbabietola rossa, cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, verza e cavolo cappuccio.

Ma la cosa che ci fa desiderare l’autunno più di tutte le altre è certamente il clima: temperature gradevoli soprattutto nei mesi di settembre ed ottobre.

Quando chiedere gli assegni famigliari

assegni famigliari

Ultimamente ne abbiamo sentito parlare per via della nuova normativa che dal 1 luglio di quest’anno da nuove disposizione per l’invio della domanda. del la prestazione economica erogata dall’INPS e destinata ai nuclei familiari di alcune categorie di lavoratori, ai titolari delle pensioni e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente ed ai dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi.

Ci riferiamo alla domanda per l’Assegno per il Nucleo Familiare

A chi è destinato e che requisiti ci vogliono

L’assegno per il nucleo famigliare è destinato alle seguenti categorie

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti agricoli;
  • lavoratori domestici e somministrati;
  • lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS;
  • titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto

Sia l’accettazione della domanda che la determinazione dell’importo dell’assegno tengono conto di diversi fattori:

  • tipologia del nucleo familiare
  • numero dei componenti
  • reddito complessivo del nucleo.

Quali sono gli importi dell’assegno famigliare

Annualmente INPS pubblica quelli che sono dli importi dell’assegno famigliare in tabelle la cui validità va dal 1° luglio di ogni anno, fino al 30 giugno dell’anno seguente. L’importo dell’assegno si calcola a seconda  della tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti e del reddito complessivo del nucleo.

Per che periodo vengono corrisposti gli assegni famigliari

Se si hanno i requisiti il diritto parte dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale, a partire da quando partono le condizioni prescritte per il riconoscimento del diritto e la cessazione parte  alla fine del periodo in corso o alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare

C’è un termine di prescrizione quinquennale quindi se la domanda viene presentata per uno o per più periodi pregressi, si può andare indietro di  cinque anni.

Che redditi si considerano

Nella richiesta si devono considerare i redditi prodotti nell’anno solare precedente al 1° luglio di ogni anno e che hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.

I redditi del nucleo familiare da considerare sono quelli assoggettabili all’ IRPEF, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Si devono considerare anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se superiori complessivamente a 1.032,91 euro).

Non devono invece  essere dichiarati tra i redditi:

i Trattamenti di Fine Rapporto ( TFR) comunque denominati e le anticipazioni sui TFR;

i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;

le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;

le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano 12 ottobre 2007, n. 9;

le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;

gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;

gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;

l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;

gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

Il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato.

Come viene pagato l’assegno

L’assegno viene pagato ai lavoratori dipendenti dal datore di lavoro con la retribuzione, per conto dell’INPS.

Ci sono casi in cui l’assegno è pagato direttamente dall’INPS tramite bonifico presso ufficio postale o mediante accredito su conto corrente bancario o postale, questo avviene se il richiedente è

  • addetto ai servizi domestici,
  • iscritto alla Gestione Separata,
  • operaio agricolo dipendente a tempo determinato,
  •  lavoratore di ditte cessate o fallite,
  • beneficiario di altre prestazioni previdenziali

Come fare la domanda per gli assegni famigliari

Modalità presentazione dipendenti privati

A decorrere dal 1° aprile 2019, la domanda di Assegno per il Nucleo Familiare dei dipendenti privati (tranne che per quelli di  aziende agricole) deve essere presentata direttamente all’INPS esclusivamente in modalità telematica o attraverso un enti di patronato.

Modalità di presentazione della domanda per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato agricolo

La domanda di Assegno per il Nucleo Familiare da parte dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato (OTI) si presenta invece al datore di lavoro con l’apposito modello cartaceo.

Modalità di presentazione della domanda per lavoratori di ditte cessate e fallite

I lavoratori di ditte cessate o fallite possono fare domanda di Assegno per il Nucleo Familiare tramite domanda telematica che deve essere presentata all’Istituto, nel limite della prescrizione quinquennale, attraverso il servizio online dedicato o attraverso gli enti di patronato.

Consigli utili

Se non si è pratici è meglio evitare di inoltrare la domanda direttamente dal sito ed è preferibile rivolgersi ad un patronato che agisca per vostro conto.