Quando mettere le gomme invernali?

quando mettere le gomme invenali o dotarsi di catene

Quando sostituire i pneumatici dell’auto è una domanda che ci facciamo due volte l’anno, e una di quelle volte è vicina. Quando mettere le gomme invernali?

Per il 2019 la data scatta dal 15 novembre quando entrerà in vigore l’obbligo delle gomme invernali sulla propria auto, o di tenere a bordo le catene da neve. Il Ministero dei Trasporti ha infatti esteso nel 2013 a tutta Italia il periodo d’obbligo, che sarà valido fino al 15 aprile.

Quali sono i pneumatici invernali

I pneumatici invernali sono quelli che presentano la siglia M+S (mud+snow) in evidenza, ma su questo aspetto è necessario fare delle precisazioni.

Ogni casa produttrice può applicare la sigla M+S a diversi modelli di di gomme:  dai tassellati per i fuoristrada a quelli per ogni stagione. Se la sigla è accompagnata dal logo di una montagna ( un fiocco di neve), allora il pneumatico è da neve e termico, cioè è in grado di garantire prestazioni più sicure. Tuttavia la legge non distingue al momento tra i due tipi di gomme, quindi basterà dotarsi di quelle recanti la sola sigla M+S. Ma, visto che non è solo una questione di rispetto della legge ma anche di sicurezza, se vivete in un luogo dove nevica spesso o se le strade sulle quali transitate abitualmente hanno la tendenza a ghiacciare, allora è bene dotarsi  delle gomme da neve termiche.

Altra cosa importante da sottolineare è quella che riguarda l’omologazione. I pneumatici devono infatti essere omologati. Secondo infatti il Codice della Strada “chiunque importa, produce per la commercializzazione sul territorio nazionale ovvero commercializza sistemi, componenti ed entità tecniche senza la prescritta omologazione o approvazione ai sensi dell’articolo 75, comma 3-bis, e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155 a euro 624”. Sono Inoltre, previste sanzioni da 779 euro a 3119 euro per chiunque commetta le violazioni di cui al periodo precedente relativamente a sistemi frenanti, dispositivi di ritenuta ovvero cinture di sicurezza e pneumatici”.

Cosa dice il Codice della Strada

 Secondo il Codice della strada, la norma prevede che durante il periodo indicato “i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio”. Sebbene l’indicazione preveda entrambe le possibilità, è consigliato sostituire le gomme con quelle da neve, ritenute più sicure delle catene.

Dove vige l’obbligo

L’obbligo entrerà in vigore al di fuori dei centri abitati, ma i Comuni possono richiedere l’obbligo anche all’interno delle zone abitate. Circolare con le catene a bordo può evitare l’obbligo di montare pneumatici termici o M+S. La calza da neve è invece la guaina di tessuto che aiuta la gomma a fare presa sulla neve e può essere utile in caso di emergenza (la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Roma) del 28 giugno 2013 e la circolare del Ministero dell’Interno del 5 novembre 2013 (prot. 300/A/8321/13/105/1/2) hanno confermato che gli automobilisti possono utilizzare le catene in tessuto AutoSock in presenza del segnale di obbligo di avere catene da neve o in alternativa pneumatici invernali montati).

Le sanzioni per le violazioni

In caso non si rispetti la normativa e si circoli senza pneumatici invernali o alternative a bordo (catene), la sanzione va da 85 euro a 338 euro, ma si abbassa a 59,50 euro se viene pagata entro 5 giorni. Sulle strade dei Comuni nei quali vige un’ordinanza le multe vanno invece dai 41 euro ai 169 euro, abbassandosi a 28,70 euro se pagata entro 5 giorni.

Meglio le gomme invernali o le gomme 4 stagioni?

Le proposte che si trovano sul mercato sono tante e diverse. Uno dei dubbi che attanaglia gli automobilisti è se è meglio optare per le gomme invernali (da sostituire quindi a quelle estive anno dopo anno) o se è preferibile orientarsi per le gomme quattro stagioni che restano quindi fisse.

La risposta è che dipende da caso a caso.

La differenza principale è  nella mescola e nel disegno del battistrada; nelle 4 stagioni, la mescola presenta  un’alta percentuale di silice che mantiene la gomma morbida anche quando fa molto freddo. Nel battistrada sono presenti più canali di espulsione e più lamelle, cosicché possano essere facilmente  eliminate neve e acqua. Si tratta quindi  di pneumatici che, seppur sono considerati idonei per le 4 stagioni non possono garantire le prestazioni, in entrambi i casi, dei doppi pneumatici (estivi ed invernali). Hanno il vantaggio di non dover fare il cambio due volte l’anno e il risparmio in termini economici.

I doppi pneumatici, invece, presentano il vantaggio che le due tipologie di gomme (sia nella versione estiva che in quella invernale) sono state studiate ad hoc per determinate condizioni, pertanto garantiscono sempre le migliori prestazioni. Hanno però lo svantaggio  di dover effettuare il cambio di stagione due volte all’anno, con un costo e un impiego di tempo che invece si possono evitare se si scelgono gli pneumatici 4  stagioni.

Se si vive in una zona a clima mite, dove raramente nevica, se l’auto si usa poco,  le 4 stagioni rappresentano forse la scelta più consona. Se invece ogni anno si percorrono in media più di 15.000 km, se si vive in una zona di montagna o comunque in una zona dove il freddo si fa sentire, allora è decisamente meglio acquistare gomme estive e invernali.

Conclusione

Dal 15 novembre occorrerà quindi mettersi in regola con la normativa scegliendo tra queste opzioni:

  • gomme 4 stagioni
  • gomme invernali
  • catene a bordo

La scelta dipende da diversi fattori:

dove vivete: se nevica spesso, se il clima è mite, se le strade ghiacciano

quanto usate l’auto.

in ultimo, ma solo se il fattore sicurezza è accertato, potete anche decidere in base a quanto volete spendere.

Quando cambiare lavoro?

quando cambiare lavoro

Il lavoro nobilita l’uomo, quanto è vera questa affermazione! Chi ha un lavoro deve tenerselo stretto, perchè sappiamo tutti molto bene quanto sia difficile inserirsi nel mondo del lavoro. Ma questo non deve significare che non si possa avere l’ambizione, il desiderio di cambiare lavoro anche se il mercato del lavoro non ci viene molto incontro in questo senso. .

Mi spiego meglio: la difficoltà di trovare un impiego non dovrebbe comunque limitare le nostre scelte lavorative, le nostre aspirazioni, la nostra voglia di crescere e cambiare.

Ovviamente è opportuno fare sempre passi proporzionati alla lunghezza della gamba, i colpi di testa si pagano cari ed è quindi doveroso rispettare il proprio posto di lavoro, anche se abbiamo  voglia di cambiare.

I motivi che portano a scegliere di cambiare lavoro

Ma allora quando è il momento di cambiare lavoro?

I motivi che portano al cambiamento di lavoro sono tanti e diversi, a volta convivono più motivazioni. Ecco le principali:

Un’idea diversa in mente

In primis deve esserci un’ alternativa, che sia un posto di lavoro o un corso o un progetto che ci conduca al cambiamento, non importa se non è immediatamente disponibile, purchè esista.

Deve esserci il desiderio di cambiare, la voglia di crescere, la voglia di mettersi in gioco.

La demotivazione

Spesso il momento di  cambiare lavoro si manifesta nel momento in cui ci si rende conto di non avere voglia di andare a lavorare, quando ci si sente demotivati, stanchi in partenza. Il lavoro, a parte i momenti down che capitano a tutti, dovrebbe essere energia, voglia di fare, entusiasmo. Il lavoro deve dare soddisfazione, non solo a livello di retribuzione ma anche e soprattutto a livello personale. Sapere di avere svolto bene il proprio lavoro, di avere fatto il proprio dovere, con professionalità, responsabilità e competenza non ha prezzo.

Una retribuzione inadeguata

La voglia di cambiare lavoro spesso nasce da un’insoddisfazione legata ad una retribuzione inadeguata, e così, anche se il lavoro ci piace, ci sentiamo sottopagati, inadeguati, sfruttati. E allora anche il lavoro stesso ne risente. Ed ecco che arriva il desiderio di cambiare.

L’ambiente di lavoro

Talvolta i motivi del cambiamento sono da ricercare nell’ambiente di lavoro: i cattivi rapporti con colleghi o con i datori di lavoro possono incrinare irreparabilmente la motivazione e la determinazione, fattori fondamentali per compiere bene il proprio lavoro.

I segnali che indicano la voglia di cambiare

Quando ci rendiamo conto che non svolgiamo il nostro lavoro come dovremmo e come potremmo fare, allora ecco che è arrivato il momento di cambiare. Periodi di stress, che capitano a tutti, a parte, se si nota un calo importante nelle proprie prestazioni professionali, se si nota un calo di entusiasmo allora dovremmo pensare che forse è arrivato il momento di voltare pagina.

Anche essere presi da un progetto che abbiamo nel cassetto, pensarci spesso, interessarsi in particolare al lavoro svolto da altre persone potrebbe essere un segnale della voglia di cambiamento.

Se svolgiamo il lavoro che ci piace siamo soddisfatti, se non lo siamo, forse dovremmo pensare a cambiare rotta.

Se il corpo manda segnali, per lungo tempo ed in modo costante, non si devono trascurare.  Lo stress che si ripresenta ogni domenica, un continuo esaurimento o un’aggressività immotivata sono segni quasi inequivocabili che non vanno sottovalutati.

Come prendere la decisione

La parte difficile è prendere la decisione. A tal proposito è bene  distinguere due momenti: quello in cui si prende una decisione e quello nella quale la si attua. Non è detto che se si decide di cambiare lavoro lo si debba fare subito. I due momenti possono non coincidere ed avvenire in tempi differenti.

Progettare, programmare, fare un piano d’azione equivale a farci scegliere con maggiore serenità, maggiore maturità e maggiore consapevolezza. Prima di lasciare un lavoro su due piedi occorre essere certi che il passo che si sta per compiere è quello giusto.

Un esempio? Siete impiegati in un’azienda ma vorreste fare tutt’altro e non avete i titoli né le competenze per farlo? Potete seguire un corso di studio attinente al nuovo lavoro  mentre svolgete ancora il vostro impiego  così da avere un’adeguata preparazione e le carte in regola per il cambiamento. Lo studio inoltre può farvi rendere conto se quella è veramente la strada che volete percorrere.

Potete dedicarvi alla ricerca del lavoro che vi piace fare programmando in maniera molto sistematica dei colloqui mirati, potete chiedere a chi già svolge il lavoro che desiderate fare.

La cosa fondamentale è non avere fretta, non fare passi falsi e non scoraggiarsi.

Indubbiamente  il lavoro rappresenta una parte importante della nostra vita, trascorriamo molte ore della giornata nel posto di lavoro, per questo non possiamo permettere di essere costantemente stressati ed insoddisfatti. Si deve dare attenzione ai segnali del nostro corpo, così si sarà pronti  a chiudere una fase e a definire una strategia per avviarne una nuova. Allora il cambiamento sarà un toccasana nella vostra vita.

Quando arriva l’autunno?

autunno

Una delle domande tipiche che si sentono quando si è a fine estate, soprattutto quando il caldo non tende a calare, è “quando arriva l’autunno?”

Seppur l’estate resta la stagione preferita dalla maggioranza, spesso il troppo caldo tende a fare rimpiangere le temperature autunnali certamente più sopportabili. In passato a partire dalla seconda metà di agosto l’aria di rinfrescava, complici i tipici temporali estivi che annunciavano la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Negli ultimi anni questa tendenza è stata invece superata da estati un po’ sballate che alternano maltempo a temperature decisamente sopra la media che, se protratte nel tempo, stufano molto facilmente.

E allora così come si è attesa con impazienza l’estate si attende con altrettanta impazienza l’autunno con le sue temperature gradevoli, con i suoi colori caldi ed avvolgenti, con i suoi profumi, con i suoi prodotti tipici, con la vendemmia, con i funghi, con le foglie secche che cadono e le castagne.

Allora vediamo nel dettaglio quando dovrebbe arrivare l’autunno.

Intanto l’autunno dura 89 giorni e 18 ore contro i 93 giorni e 14 ore dell’estate, i 92 giorni 21 ore della primavera ed gli 89 giorni ed  1 ora dell’inverno        .

Il moto di rivoluzione della terra

Il moto di rivoluzione della terra è il percorso  che la terra  compie girando intorno al sole, da ovest verso est. Si tratta di un’orbita eclittica che  varia continuamente la sua distanza rispetto il sole. Il punto più vicino al sole è chiamato perielio mentre il più lontano è chiamato afelio.

L’arco di tempo che impiega il nostro pianeta per compiere una rivoluzione completa dura 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi. Un anno intero durante il quale si susseguono le stagioni astronomiche: primavera, estate, autunno e inverno.

Autunno meteorologico

Il 1 settembre entreremo nell’Autunno meteorologico, che terminerà il 30 novembre prossimo. Diversamente dalle stagioni astronomiche, le stagioni meteorologiche durano  trimestri interi, in base a quelle che sono le medie climatiche: l’Inverno meteorologico pertanto inizia il 1 dicembre e termina  il 28/29 febbraio, la Primavera inizia il 1 marzo e termina il 31 maggio, l’Estate inizia il  1 giugno e termina il  31 agosto.  Secondo questo ragionamento oggi, 1 settembre è iniziato l’autunno, l’autunno meteorologico.

Autunno astronomico

L’autunno astronomico inizia invece con l’equinozio d’autunno. Vediamo di cosa si tratta

Il termine “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” (al giorno), ossia la notte dovrebbe avere la stessa durata del giorno. Questo non accade nella realtà  per effetti di rifrazione atmosferica, quindi il semidiametro e la parallasse solare fanno modo e maniera che negli equinozi la lunghezza del giorno superi anche se di poco la lunghezza della notte.

Nell’emisfero settentrionale l’equinozio d’autunno cade generalmente o il 22 o il 23 settembre, nel punto dell’equinozio detto anche punto della Bilancia

Nel 2019 l’equinozio d’autunno cadrà Equinozio d’Autunno cadrà il 23 Settembre alle 07.50 UTC.

Il 23 settembre i raggi del sole colpiranno perpendicolarmente l’equatore illuminando tutto il globo allo stesso modo (il sole è allo zenit sull’Equatore) ed il giorno e la notte avranno la stessa (equi) durata. L’autunno terminerà domenica 22 dicembre per dare spazio all’inverno.

Autunno e miti

Dal punto di vista astrologico, il  Sole entra  nella Bilancia, il segno più equilibrato dello zodiaco.

Sono diverse le culture secondo le quali  l’Equinozio d’Autunno è un giorno di celebrazioni, di passaggi, di meditazioni. I Celti festeggiavano l’Equinozio autunnale con il  nome di Mabon: il giovane dio della vegetazione e dei raccolti.

Secondo la tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno era chiamato Alban Elfed (Autunno, o «Elued», Luce dell’Acqua) e rappresentava la seconda festività del raccolto.

Frutti e verdure di autunno

Consumare prodotti di stagione è molto importante per una dieta equilibrata. E l’autunno regala ottimi frutti: uva, mirtilli, more, ribes e lamponi, cachi, ai fichi d’India e alle pere.  Per quanto riguarda le verdure l’autunno ci regala la zucca, radicchio rosso, carciofi, barbabietola rossa, cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, verza e cavolo cappuccio.

Ma la cosa che ci fa desiderare l’autunno più di tutte le altre è certamente il clima: temperature gradevoli soprattutto nei mesi di settembre ed ottobre.

Quando chiedere gli assegni famigliari

assegni famigliari

Ultimamente ne abbiamo sentito parlare per via della nuova normativa che dal 1 luglio di quest’anno da nuove disposizione per l’invio della domanda. del la prestazione economica erogata dall’INPS e destinata ai nuclei familiari di alcune categorie di lavoratori, ai titolari delle pensioni e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente ed ai dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi.

Ci riferiamo alla domanda per l’Assegno per il Nucleo Familiare

A chi è destinato e che requisiti ci vogliono

L’assegno per il nucleo famigliare è destinato alle seguenti categorie

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti agricoli;
  • lavoratori domestici e somministrati;
  • lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS;
  • titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto

Sia l’accettazione della domanda che la determinazione dell’importo dell’assegno tengono conto di diversi fattori:

  • tipologia del nucleo familiare
  • numero dei componenti
  • reddito complessivo del nucleo.

Quali sono gli importi dell’assegno famigliare

Annualmente INPS pubblica quelli che sono dli importi dell’assegno famigliare in tabelle la cui validità va dal 1° luglio di ogni anno, fino al 30 giugno dell’anno seguente. L’importo dell’assegno si calcola a seconda  della tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti e del reddito complessivo del nucleo.

Per che periodo vengono corrisposti gli assegni famigliari

Se si hanno i requisiti il diritto parte dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale, a partire da quando partono le condizioni prescritte per il riconoscimento del diritto e la cessazione parte  alla fine del periodo in corso o alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare

C’è un termine di prescrizione quinquennale quindi se la domanda viene presentata per uno o per più periodi pregressi, si può andare indietro di  cinque anni.

Che redditi si considerano

Nella richiesta si devono considerare i redditi prodotti nell’anno solare precedente al 1° luglio di ogni anno e che hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.

I redditi del nucleo familiare da considerare sono quelli assoggettabili all’ IRPEF, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Si devono considerare anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se superiori complessivamente a 1.032,91 euro).

Non devono invece  essere dichiarati tra i redditi:

i Trattamenti di Fine Rapporto ( TFR) comunque denominati e le anticipazioni sui TFR;

i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;

le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;

le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano 12 ottobre 2007, n. 9;

le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;

gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;

gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;

l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;

gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

Il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato.

Come viene pagato l’assegno

L’assegno viene pagato ai lavoratori dipendenti dal datore di lavoro con la retribuzione, per conto dell’INPS.

Ci sono casi in cui l’assegno è pagato direttamente dall’INPS tramite bonifico presso ufficio postale o mediante accredito su conto corrente bancario o postale, questo avviene se il richiedente è

  • addetto ai servizi domestici,
  • iscritto alla Gestione Separata,
  • operaio agricolo dipendente a tempo determinato,
  •  lavoratore di ditte cessate o fallite,
  • beneficiario di altre prestazioni previdenziali

Come fare la domanda per gli assegni famigliari

Modalità presentazione dipendenti privati

A decorrere dal 1° aprile 2019, la domanda di Assegno per il Nucleo Familiare dei dipendenti privati (tranne che per quelli di  aziende agricole) deve essere presentata direttamente all’INPS esclusivamente in modalità telematica o attraverso un enti di patronato.

Modalità di presentazione della domanda per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato agricolo

La domanda di Assegno per il Nucleo Familiare da parte dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato (OTI) si presenta invece al datore di lavoro con l’apposito modello cartaceo.

Modalità di presentazione della domanda per lavoratori di ditte cessate e fallite

I lavoratori di ditte cessate o fallite possono fare domanda di Assegno per il Nucleo Familiare tramite domanda telematica che deve essere presentata all’Istituto, nel limite della prescrizione quinquennale, attraverso il servizio online dedicato o attraverso gli enti di patronato.

Consigli utili

Se non si è pratici è meglio evitare di inoltrare la domanda direttamente dal sito ed è preferibile rivolgersi ad un patronato che agisca per vostro conto.

Quando seminare le patate

quando seminare le patate

Le patate sono tra gli ortaggi più comuni e più utilizzati: amati da grandi e piccini sono inserite in tantissime diete e ricette e possono essere cucinate in un’ampissima varietà di modi: fritte, bollite, al forno, in purè, nelle minestre, nelle torte, etc etc.

La pianta di patate arriva a fiorire e può  produrre anche i semi gelosamente custoditi nelle piccole bacche tonde che vengono prodotte verso la fine della coltivazione. Per la semina si preferisce però mettere a dimora i tuberi anzi che i semi.

Se si ha la fortuna di avere un orto e si desidera coltivare le patate si devono sapere alcune cose, esattamente come per qualsiasi tipo di coltivazione. Come il periodo di semina e la procedura da seguire. Il momento della semina è fondamentale: occorre farlo nel periodo giusto, e nel modo giusto.

Ma quale è il periodo giusto per seminarle? E come farlo nel modo corretto?

Quando seminare le patate

Il periodo migliore per seminare le patate è la primavera, a partire dalla terza settimana di marzo in poi. Il periodo di semina varia anche in relazione alla varietà di patate da seminare: ne esistono a ciclo colturale più tardivo o precoce.

Devono esserci le condizioni giuste: parecchi orticoltori sostengono che la luna abbia un influsso sulle attività agricole e sulla coltivazione e che di conseguenza il momento della semina debba decidersi anche dal calendario lunare. In questo caso, la luna deve essere calante, la  giornata deve essere  mite e lontana da piogge che potrebbero rendere il terreno troppo umido. Attenzione anche ai ritorni di freddo: questo ortaggio necessita di almeno 5 °C per svilupparsi subito dopo la semina e di temperature che siano comprese tra i 10 °C e i 25 °C durante il resto del suo ciclo colturale.

Come seminare le patate

La semina delle patate avviene direttamente i tuberi grazie alla loro capacità di germinazione.
Il terreno va preparato attraverso una vangatura ad una profondità di 30 cm vanno poi affinate le zolle con una zappa e va rastrellato il terreno per livellarlo e scongiurare il rischio di  ristagni idrici. Può essere utile concimare il terreno con letame maturo, conviene metterlo circa un mese prima dell’impianto,

Le patate vanno seminate in solchi che siano in file parallele e distanti tra loro circa 65 cm ed a una profondità di circa 10 cm e a 30 cm una dall’altra.

I solchi vanno infine chiusi con la terra appena smossa

Nelle aree molto vaste si possono usare appositi  trapiantatori da collegare ad una trattrice e si può evitare il lavoro manuale. Così come la semina anche la raccolta può essere automatizzata con l’uso di appositi strumenti

Come tagliare le patate per la semina

Se piccole le patate si possono seminare intere, ma generalmente, vanno tagliate in 2 – 3 parti alcuni giorni prima della semina, occorre che ci siano le gemme, anche dette “occhi”, in numero di 3 – 4 per ogni taglio, perché è la loro presenza che determina la capacità di dar vita a una pianta. Le patate da semina, o “da seme”. Per avere a disposizione materiale sano e con una buona capacità di germogliamento si possono acquistare le patata da semina presso un vivaio o un rivenditore specializzato.

Che varietà di patate seminare

Le varietà di  patate sono tantissime: patate a buccia rossa, patate a  pasta gialla, patate con polpa e buccia viola-bluastro, etc etc.

Resa della semina di patate

Da ogni ettaro di terreno si possono ricavare fino a 400 quintali di raccolto.

La resa della semina di patate nell’orto è di circa 4 kg per metro quadrato. I  risultati ottimali si raggiungono solo se il terreno è sufficientemente fertile e ricco.

Quanto tempo impiegano le patate a crescere

Il tempo di maturazione  e crescita delle patate cambia a seconda di diversi fattori: della varietà delle patate, del clima, del tipo terreno. Ecco alcuni esempi:

Le patate precoci, si raccolgono 100-110 giorni dopo la semina.

Le patate semi precoci, si raccolgono 110-120 giorni dopo la semina.

Le varietà tardive hanno  raccolti più abbondanti ma un ciclo di coltivazione più lungo. Le patate tardive, si raccolgono 130-140 giorni dopo la semina

Per capire  se i tuberi sono pronti per essere raccolti si deve rimuovere una pianta dal terreno e sfregare energicamente un dito sulla buccia: se non si stacca, significa che le patate sono pronte per essere raccolte


Come conservare le patate

Le patate vanno conservate in un luogo all’ombra, Per conservare le patate per lunghi periodi evitando che queste possano germinare, in commercio non mancano prodotti in polvere anti-germinazione.

Il metodo naturale per evitare che le patate possano germogliare è mantenerle a una temperatura intorno ai 6 – 8 °C. Chi non vuole risparmiare l’impiego di prodotti specifici, può eseguire un trattamento antigermogliante.

Quando finisco i punti sulla patente

patente di guida

Abbiamo aspettato di compiere i tanto attesi 18 anni (qualcuno ha aspettato qualche anno in più) per iscriverci a scuola guida per prendere quel  documento, che non è solo un titolo che ci autorizza a guidare la macchina o la moto, ma è il sinonimo di indipendenza, anche di libertà in un certo senso. La patente di guida è una cosa che si deve tenere ben stretta perché così come l’abbiamo presa, la possiamo perdere. La patente di guida va onorata, perché quando ci è stata consegnata assieme ad essa è stato espresso un tacito accordo che più o meno recita questo:” ok hai superato l’esame di teoria e di guida, ora ti autorizziamo a guidare ma tu devi attenerti a quello che sancisce il codice della strada, tu devi rispettare le regole, perché il non rispetto delle regole nella migliore delle ipotesi ci costa una multa, nella peggiore può costare la vita”.

Continua a leggere

Quando bisogna pesarsi?

Non per mettervi ansia ma siamo già a fine aprile, ancora un paio di mesi e vi toccherà indossare il costume. Molti di voi non vedono l’ora lo so bene, ma pensiamo anche a tutti gli altri (io rientro in questo gruppo) che sono ancora lontani anni luce dal superamento della prova costume e che aimè devono ancora finire i pezzi rimasti della colomba e dell’uovo di Pasqua.

Continua a leggere