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Quando il neonato ha le coliche


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Uno dei tasti dolenti quando si parla di neonati è la colica. Li portiamo a casa dall’ospedale beati e pacifici, che mangiano e dormono e poi un “bel” giorno ce li ritroviamo disperati, inconsolabili alle prese con un pianto incessante, talvolta con grida strazianti. Nessuna paura è la colica e come è arrivata se ne andrà al massimo, generalmente, dopo i tre mesi di vita.

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Quando il parto è pretermine

125586702_c5305255d7L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia definiscono pretermine il parto che avviene prima della 37sima settimana compiuta di gravidanza considerando la data del primo giorno dell’ultima mestruazione. Continua a leggere

Quando si induce il parto?

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Foto CC BY-SA di Solangg

Il momento del parto è il momento più bello, più importante e più delicato nella vita di una donna, ma anche in quella di un uomo se si tratta del padre del bambino. E’ il momento in cui finalmente si potrà vedere ed abbracciare il proprio figlio dopo ben 9 mesi di attesa. Il momento del parto viene immaginato, sognato, pensato in tanti modi. Si pensa a quando accadrà, a come accadrà, a cosa avverrà a dove saremo quando le prime contrazioni ci sorprenderanno o quando la rottura delle acque ci disarmerà.

Ci sono casi in cui però il parto verrà indotto. Quando occorre indurre il parto? In linea di massima per quel che concerne l’induzione al parto ci si rifà alle linee guida regionali che riprendono quelle del Royal College britannico.

Il parto viene indotto ogni qual volta è necessario che la donna partorisca e non è fisicamente pronta a farlo. Quando il tempo di gestazione ed il “range” sono scaduti, ossia dopo la 42a settimana di gestazione; quando ci sono situazioni particolari che durante il parto potrebbero aggravarsi (ipertensione, diabete, preeclampsia, problemi cardiaci; quando il bambino soffre ha un’alterazione o ha bisogno urgente di un trattamento extrauterino; quando il bambino è troppo grande e si rischia che cresca troppo: in caso di madri multipare con parti precedenti molto rapidi.

Come si valuta la possibilità di indurre il parto?

Quando la cervice è matura, le contrazioni dell’utero devono aumentare di intensità e frequenza. Se questo non avviene si somministra ossitocina, attraverso la flebo. Si tratta di procedure che richiedono un monitoraggio costante del bebè e una valutazione generale costituita da parametri ( la lunghezza, la consistenza o il grado di dilatazione del collo uterino, oltre alla posizione della testa del bebè) valutati con una scala da 1 a 3, con un test chiamato test di Bishop. Se il totale dei punti è superiore a 6, si può procedere all’induzione

Come si induce il parto?

Ci sono vari metodi per indurre del parto, occorre in primis valutare l’aspetto della cervice, (collo dell’utero), che garantisce che l’utero non liberi il suo contenuto prima del tempo. Per fare iniziare il travaglio non basta che il collo dell’utero si raccorci e si allarghi passivamente, ma devono avvenire dei fenomeni che ne modificano la struttura. Le prostaglandine naturali hanno un ruolo fondamentale in questo senso tant’è che alcuni gel che vengono applicati nel canale cervicale contengono prostaglandine.

Esistono sostanzialmente due metodi (farmacologici e meccanici) per l’induzione al travaglio: la decisione viene presa da come è lo stato della cervice: in caso di cervice morbida e matura si prova ad indurre direttamente il travaglio, se è ancora immatura si prova ad ammorbidirla e poi si procede all’induzione al travaglio.

Metodi meccanici per indurre il parto

Il catetere di Foley: si tratta di un catetere dotato di una specie di palloncino sgonfio. Si inserisce in vagina e si riempie d’acqua tanto da farlo premere sulla cervice fino a stimolare la produzione di prostaglandina. In questo modo la cervice si apre e si ammorbidisce. Scollamento delle membrane: il ginecologo separa la sacca amniotica dall’utero inserendo in profondità un dito nella cervice. Questa manovra favorisce la produzione di prostaglandina e accelera il processo di maturazione della cervice e spesso induce il travaglio

Rottura delle membrane (amniorexi): quando la cervice è dilatata almeno un po’l’ostetrica o il ginecologo inseriscono uno strumento di plastica fatto ad uncino che rompe il sacco amniotico. Se la cervice è pronta questa operazione provoca l’inizio del travaglio, in caso contrario si inietta pitocina.

Metodi farmacologici per indurre il parto

Se la cervice è matura si somministra per endovena pitocina, una versione sintetica dell’ossitocina, l’ormone prodotto dall’organismo durante il travaglio. Se la cervice non è matura invece, si inserisce in vagina di un gel a base di prostaglandina che favorisce la comparsa delle contrazioni.

Metodi non convenzionali per indurre il parto

Oltre a questi metodi ci sono quelli “caserecci” non convenzionali, come la stimolazione dei capezzoli che favorisce la produzione di ossitocina e dunque l’inizio del travaglio.

Pro e contro dell’induzione al parto

Sul fatto che le contrazioni siano più dolorose rispetto ad un parto naturale ci sono diverse correnti di pensiero. Come tutto anche l’induzione ha i suoi pro ed i suoi contro. Le contrazioni sono “innaturali” e dunque più “fastidiose”, inoltre il travaglio è più veloce (ma questo è forse un fattore positivo) anche se le contrazioni più frequenti possono ovviamente apparire più dolorose (la donna in pratica ha meno tempo per abituarsi al graduale aumento di intensità delle contrazioni).

Tra i fattori positivi c’è quello della programmazione, in pratica si può conoscere in anticipo (anche se ovviamente con un brevissimo lasso di tempo) la data del parto.

 

Quando fare il test di gravidanza

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Quando si ha un ritardo nel ciclo mestruale è difficile mantenere la calma a meno che non si abbia la sicurezza assoluta di non poter essere incinta. In tutti gli altri casi è bene accertarsi se si è in stato di gravidanza il prima possibile.

Se si è infatti in presenza di una gravidanza l’embrione ha diverse necessità e quindi, anche se spesso per paura o per speranza si tende ad aspettare ad eseguire il test, è opportuno sapere subito se si è in dolce attesa onde seguire tutte le indicazioni indispensabili che la gravidanza richiede: l’assunzione di acido folico, l’interruzione di assunzione di medicinali che possono essere nocivi per il bambini, etc.

Ma c’è un limite temporale da rispettare se non si vuole inceppare nei cosiddetti risultati “falsi negativi” perché frutto di test troppo affrettati. Innanzitutto occorre stabilire se il vostro ciclo è regolare o meno. In caso di ciclo regolare già dal quarto- quinto giorno di ritardo è possibile eseguire un test di gravidanza, se invece il vostro ciclo è irregolare l’attesa può essere più lunga. Qualora il test risultasse negativo ed il ciclo mestruale continuasse a non presentarsi, è bene ripetere il test dopo altri 3-4 giorni dal primo.

Ma come sapere se si è incinta? Ormai da tempo è possibile eseguire il test di gravidanza comodamente a casa propria con la sicurezza di un risultato praticamente certo.

Il test di gravidanza che si acquista in farmacia ha un’altissima attendibilità se eseguito correttamente. La sua funzione è quella di rilevare la presenza di un ormone chiamato Beta HCG (gonadotropina corionica umana), un ormone che l’organismo produce solo nel caso in cui sia avvenuto il concepimento. Questo ormone viene prodotto quando l’embrione si impianta nell’utero, dopo circa sei giorni dopo il momento del concepimento.

Sono tantissimi i test di gravidanza che si acquistano nelle farmacie, dai digitali che indicano la dicitura incinta e le settimane di gravidanza, ai classici con le linee colorate (due se si è in dolce attesa, una se la cicogna non è in viaggio). Il test digitale, di certo quello di più semplice lettura, mostrerà la scritta “incinta” e il numero di settimane dal concepimento, oppure la scritta “non incinta ” in caso contrario.
I test classici invece mostreranno due linee colorate se si è in attesa o semplicemente una linea se il test è negativo. Un’ulteriore linea indicherà che il test è avvenuto correttamente.

Ce ne sono alcuni piuttosto precoci che già dal secondo-terzo giorno di ritardo sono in grado di rilevare una gravidanza. Occorre però tenere presente che sovente, soprattutto quando si cerca una gravidanza, i nostri ormoni tendono a creare degli squilibri anche sotto l’aspetto del ciclo ormonale. Attendere quindi almeno quattro giorni è quindi consigliabile, anche nel caso in cui si stesse cercando una gravidanza.

In linea di massima il test di gravidanza andrebbe fatto la mattina appena alzate a digiuno ma è possibile eseguirlo anche in diversi momenti della giornata e anche dopo aver mangiato ed eventualmente, in caso di risultato negativo e di persistenza di ritardo, lo si può ripetere seguendo scrupolosamente le indicazioni. Il costo di un test di gravidanza della farmacia è piuttosto irrisorio, all’incirca poco più di cinque euro.

Un altro metodo per sapere se si aspetta un bebè è l’esame del sangue che rileva la presenza delle beta HCG ma certamente, vista l’attendibilità dei test della farmacia, è bene attendere che sia il medico, se lo ritiene opportuno, prescriverlo.

Altrimenti, se si vuole sapere se si aspetta un bambino, ci si può rivolgere direttamente al ginecologo che può verificare se si è in presenza di una gravidanza. Per farlo deve essere intercorso un periodo minimo di sei settimane dalla data delle ultime mestruazioni. Se si è in dolce attesa già dalla visita ginecologica il medico può sentire i cambiamenti del collo dell’utero che subirà una sorta di rammollimento (segno di Hegar), un’ecografia interna consentirà invece di avere una controprova della presenza di una gravidanza e stabilirà se tutto sta procedendo secondo i canoni (gravidanza uterina etc).

In ogni caso, qualsiasi sia il metodo che si sceglie per sapere se si è incinta, è bene affrontare la fase “verità” con la maggiore serenità possibile. Spesso aspettative, speranze e timori influenzano negativamente quello che dovrebbe essere invece un momento delicato che potrebbe, in caso di risultato positivo, essere il preludio del periodo più bello della vita di una donna. Per contro, attendere con ansia una gravidanza ed essere “con il test in mano ogni 5 minuti” è altrettanto dannoso sotto l’aspetto psicologico. Oltretutto nel caso in cui si stia cercando una gravidanza spesso lo stile di vita adatto alla mamma in attesa inizia già prima della gravidanza stessa, non è raro che il ginecologo prescriva già prima della gravidanza l’acido folico e dia tutta una serie di indicazioni per non nuocere al futuro nascituro e per favorire la gravidanza. Ottimo motivo per aspettare qualche giorno in più ad eseguire il test di gravidanza e assaporare l’attesa del “non sapere”. Per abituarvi all’idea avrete nove mesi.

Foto CC BY-SA di EdoM

Quando fare gli esami in gravidanza?

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Foto CC BY di Pixabay

Quando si è in dolce attesa sono tanti i cambiamenti del nostro corpo ma sono tanti anche quelli della nostra mente: i pensieri si rincorrono, si sogna ad occhi aperti ma è anche inevitabile e perfettamente normale avere preoccupazioni in vista della “new entry” in famiglia: dal parto, all’ansia che vada tutto per il meglio, al futuro del bambino in arrivo.
Insomma tenere tutto sotto controllo non è semplice e quindi, almeno per quel che concerne esami e visite da compiere durante i nove magici mesi, è bene tenere una sorta di scadenziario. Continua a leggere

Quando si è davvero innamorati?

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Foto CC BY di hunterxColleen

Da cosa si capisce quando si è davvero innamorati? Come si fa a distinguere e capire se si tratta di infatuazione, di cottarella o di amore vero?

Domande che non fanno dormire la notte, che spesso nascono proprio sotto l’ombrellone quando l’estate e le vacanze diventano complici di nascite di nuovi amori. Domande che prima o poi, almeno una volta nel corso dell’esistenza, ci poniamo. Continua a leggere

Quando fare le indagini prenatali? Villocentesi, Amniocentesi, e test genetici

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La gravidanza è un momento che seppur porta una grandissima gioia, porta inevitabilmente ansie e preoccupazioni.

Piccoli o grandi che siano i timori legati alla gravidanza sono davvero a 360 gradi e toccano diversi temi: la paura di non sapere affrontare una gravidanza, la paura di un esame “sballato”, il timore legato al parto, la paura che il bambino non stia bene.

Mese dopo mese, settimana dopo settimana è quasi “naturale” provare ansie legate al periodo. Continua a leggere

Quando si gonfiano i linfonodi?

 

mappa linfonodi

mappa linfonodi

 

I linfonodi sono organi linfoidi periferici, ossia organi del sistema linfatico siti nei collettori linfatici che drenano i tessuti, ossia situati laddove si concentra la linfa che combatte le infezioni.

Il loro ruolo è quello di consentire una risposta immunitaria in caso di necessità, sono infatti una sorta di filtri che combattono virus e infezioni; in essi si genera anche la memoria immunologica. Continua a leggere

Quando il neonato ha mal di pancia – il disturbo intestinale

Quando un bimbo di età inferiore ai sei mesi viene portato dal dottore perchè è ammalato, otto volte su dieci si tratta di un disturbo intestinale. Questo non succede perchè il lattante ha l’intestino delicato, anzi in genere ha un apparato digerente che di solito è perfettamente normale e funziona benissimo. Le cause dei suoi dolori sono di altra natura.

In primo luogo, è un fatto che n queto periodo della vita la alimentazione di un essere umano dipende interamente dalla volontà altrui: sia per quanto riguarda la qualità che per quanto riguarda la quantità: il bimbo non può difendersi, non può scegliere, non può opporre alcuna valida resistenza, egli è completamente alla mercé di quelli che decidono ciò che va bene per lui (i genitori!).

In secondo luogo al lattante, più che ai bambini delle età successive, viene applicata la regola: grassezza uguale salute, la dieta diventa un mito l’appetito una sorta di sacro fuoco che se si spegne scatena catastrofi e mette angosce tremende nei genitori, il cibo è una sostanza miracolosa. Insomma quando si pensa all’allevamento di un lattante, automaticamente si pensa alla sua nutrizione, e solo a questa. Tutto il resto viene dopo, a molta distanza.

Questa duplice situazione alimentare porta ad una serie di conseguenze: la ricerca di latte migliore, praticata spesso attraverso una sequenza infinita di prove, di esperimenti, di cambiamenti; la tendenza a rimpilzare il bambino fino agli estremi limiti delle sue capacità di assorbimento; l’ansia di sbagliare che porta i genitori a provare qualcosa, poi a tornar indietro, poi a provarne un’altra e di nuovo a sospendere tutto, disturbando non poco le normali funzioni del piccino; il terrore della fame, della sete, dell’indebolimento, della denutrizione e di varie altre cose con relativi provvedimenti di emergenza per lo più molto strani. Tutte queste conseguenze portano inevitabilmente ai disturbi intenstinali. Quante volte vi siete sentiti dire dal pediatra al quale vi siete rivolti per lamentare il mal di pancia del piccolo “mangia troppo”.?

Ovviamente non essendo in grado di parlare il neonato non può riferire che il suo è un mal di pancia, ma ci sono modi per riconoscere il disturbo intestinale.

I primi segni di un disturbo intestinale non sempre sono evidenti. Molto spesso soltanto la mamma, che in quste cose ha una sensibilità speciale di cui madre natura l’ha dotata, riesce a capire che c’ qualcosa che non va. Il bambino, per esempio, sta apparentemente bene, mangia con il solito appetito, non mostra alcun sintomo di malessere. Però la bilancia rivela un arresto della crescita. E’ il momento di stare attenti: può essere che il bambino non aumenti di peso perchè la sua razione è insufficiente ma può essere vero anche il contrario, ossia che mangi troppo e non riesca più ad assimilare nulla per il sovraccarico. I pediatri chiamano questo fenomeno reazione paradossa: più il bambino mangia e meno cresce.

Un altro segnale importante è l’improvvisa diminuzione di appetito, forse non molto rilevante ma che si prolunga giorno dopo giorno. E’ chiaro che non si deve forzare il bambino a mangiare ugualmente tutta la sua razione, tutto sommato l’inappetenza ha il valore di un meccanismo di difesa, mediante il quale l’organismo cerca di prevenire il disturbo intestinale.

Altre volte il bambino manifesta una sete intensa che sembra inesauribile. Non vuole più mangiare ma continuerebbe a bere. Anche in questo caso conviente accontentarlo. L’acqua male non fa.
Un rigurgito che diventa sempre più frequente deve pure fare sospettare un disturbo in incubazione. Molti lattanti rigurgitano abitualmente e questo può non significar nulla. Ma se il rigurgito continua ad aumentare e se si accompagna ad altri segni come diminuzione dell’appetito, sete, agitazione, nervosismo, allora occorre rivolgersi al pediatra.

Talvolta una malattia a carico dell’apparato digerente può essere preceduta da un’alterazione febbrile. Forse la febbre è dovuta a qualcos’altro per esempio ad un raffreddore o a un’otite ma non si deve dimenticare che nel lattante praticamente tutti i disturbi possono complicarsi con una forma intestinale. In caso di temperatura febrile è sempre bene perciò alleggerire la dieta e sorvegliare con maggior cura le funzioni digestive del bambino.
Anche uno stato di agitazione inspiegabile deve essere consideato sospetto. Non è vero che tutte le volte che il bambino piange soffre di mal di pancia o coliche ma è comunque molto frequente che i suoi pianti siano legati a dolori di pancia.

Infine il segno premonitore più importante di tutti, quello del funzionamento dell’intestino. Occorre stare attenti alle scariche del bambino: non di rado sembra che tutto proceda regolarmente, il numero delle scariche è quello di sempre, le feci sono di aspetto normale. Ma hanno un odore particolare e provocano un arrossamento della pelle del piccolo nella zona perianale. Questo significa che il contenuto intestinale è diventato troppo acido o troppo poco, e cioè che la situazione non è perfettamente a posto.

Altre volte l’esplosione della malattia è preceduta da un periodo di stitichezza inconsueta.  Altre volte ancora, al contrario, le evacuazioni si vanno facendo poco a poco più numerose, meno solide, talora con residui indigeriti, o qualche blocchetto di muco o schiumose. In tal caso è più che evidente l’opportunità di controllare accuratamente la dieta abolendo il latte o diminuendolo in attesa dell’evolvere della situazione.
Tutti questi segni possono ovviamente associarsi tra loro in vari modi o presentarsi isolatamente; l’essenziale è accorgersi per tempo della loro presenza e riferirli al medico.

Se, nonostante ogni precauzione, il disturbo intestinale arriva dovrete badare alla presenza di questi fenomeni che vi aiuteranno a valutare l’importanza della malattia:
diarrea, vomito, agitazione intensa, calo di peso, febbre, occhi alonati, viso affilato. Il disturbo associato a uno o più di questi fattori devono essere riferiti al medico.

I primi provvedimenti per un disturbo intestinale sono pochi e semplici: non dare da mangiare fino alle indicazioni del medico,  dare da bere onde evitare la disidratazione, non dare medicine se non prescritte dal medico, non tenere il bambino al caldo perchè il caldo intenso è controproducente.

Foto CC BY di Julien Haler

Quando e perchè iniziare lo svezzamento nel bambino

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Lo svezzamento è una tappa importante nella crescita del bambino, il piccolo passa dal piacere dell’allattamento al seno al piacere della tavola. Lo svezzamento è il passaggio da una dieta esclusivamente lattea a un’alimentazione semisolida o solida mista e varia fatta di pappe, minestrine, carne, verdure, frutta. Il periodo di inizio dello svezzamento dipende da diversi fattori e anche dalle correnti di pensiero dei pediatri ma orientativamente avviene intorno ai cinque mesi del neonato.

Il passaggio alla nuova dieta è graduale e non prevede, se possibile, la completa e totale eliminazione del latte materno che, quando c’è, è talmente prezioso che sarebbe un peccato privarne il bambino. Continua a leggere