Quando sono nate le regioni?

Le amiamo tutte e 20, ognuna di loro si distingue per un diverso motivo, per una caratteristica particolare, per un piatto tipico, per un dialetto inconfondibile, per la storia, per l’arte, per il mare o la campagna, per il borgo, per il lago, impossibile dire quale è la più bella, ciò che invece si può dire è che ognuna di loro è nel cuore di qualcuno. Sono le Regioni, quei piccoli pezzetti che assieme formano il nostro Bel Paese.

I loro nomi Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Campania, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Sardegna, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia.

Distribuite lungo la nostra penisola, due loro sono bellissime isole, le 20 regioni Italiane sono apprezzate e note in tutto il mondo.

Ma cosa sono le regioni, come nascono, e soprattutto quando nascono?

Cosa sono le regioni e che poteri hanno?

Le regioni, sono venti. Cinque sono dotate di uno statuto speciale di autonomia e una di queste (il Trentino-Alto Adige), è costituita dalle uniche due province (Trento e Bolzano), autonome in quanto dotate di poteri legislativi simili in tutto e per tutto a quelli delle regioni a statuto speciale. Il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta hanno denominazioni bilingui di Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste

Gli organi della regione, indicati dall’art. 121 della Costituzione, sono:

  • il consiglio regionale;
  • la giunta regionale;
  • il presidente della giunta regionale.
  • Il presidente della giunta regionale, eletto dai cittadini, rappresenta la regione

Le funzioni amministrative sono attribuite alla giunta regionale, composta dagli assessori nominati dal presidente della regione in rappresentanza delle forze politiche che lo hanno appoggiato, oltre che allo stesso presidente della regione (equivalgono al capo del governo e al consiglio dei ministri a livello statale).

La regione ha anche  un consiglio regionale, eletto dai cittadini e formato  da consiglieri regionali in rappresentanza di tutte le forze politiche del territorio con funzioni di approvazione del bilancio regionale, delle delibere e provvedimenti emessi dal presidente/giunta.

Le ragioni e gli statuti

Lo statuto che è l’equivalente della costituzione, distingue due grandi categorie di regioni:

le regioni a statuto ordinario e le regioni a statuto speciale.

Le regioni a statuto ordinario

 In Italia, su venti regioni, quindici sono a statuto ordinario, istituite nel 1970

Lo statuto viene approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Lo statuto è sottoposto a referendum popolare se entro tre mesi dalla sua pubblicazione un cinquantesimo degli elettori della regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale ne fa richiesta. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

La riforma costituzionale del 2001 ha notevolmente ampliato l’autonomia legislativa delle regioni a statuto ordinario

Le regioni a statuto speciale

 In Italia, su venti regioni cinque sono a statuto speciale:

– Sicilia, la prima a nascere con legge costituzionale n.2 del 1948;
 Sardegna,nata mediante legge costituzionale n.3 del 1948;
 Valle d’Aosta, nata mediante legge costituzionale n.4 1948;
 Trentino-Alto Adige, con legge cost. n.5 del 1948. Essa è costituita a sua volta dalle Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione e dello stesso statuto speciale;
 Friuli-Venezia Giulia, con legge cost. n.1 del 1963.

Lo statuto speciale  garantisce una particolare forma di autonomia e fa si che le regioni dispongano di notevoli poteri legislativi e amministrativi, (nei settori scuola, sanità, infrastrutture) e che provvedano  al  finanziamento principalmente con le proprie risorse, (nelle regioni a statuto ordinario le spese sono principalmente a carico dello stato)

Differenze tra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario

Le Regioni a statuto speciale, rispetto alle ordinarie, hanno un consistente privilegio fiscale quindi  possono trattenere quasi tutte le imposte (Irpef e Iva) pagate dai cittadini sul loro territorio. Privilegio non eguale per tutte: la Sicilia trattiene il totale delle imposte, Valle d’Aosta e Trentino i nove decimi, la Sardegna i sette decimi, il Friuli i sei decimi. Tradotto in  cifre: Per Sicilia, l’Irpef vale oltre  5 miliardi, mentre per la Sardegna è pari a 2,8 miliardi. Ma il totale delle loro entrate è più alto: 42 miliardi di euro, contro i 125 miliardi delle 15 Regioni ordinarie messe insieme.

Le regioni a statuto speciale godono di autonomia legislativa, detta anche potestà, che può essere di tre tipi:
– la potestà esclusiva, che è la più caratteristica;
– la potestà legislativa concorrente, che incontra gli stessi limiti delle Regioni ordinarie, ma si differenzia da esse per le materie elencate;
– potestà integrativa e attuativa, grazie alla quale le Regioni a statuto speciale possono creare norme su determinate materie, al fine di adeguare la legislazione statale alle esigenze regionali. Riservando le materie residuali allo Stato.

Le Province autonome

La regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle province autonome di Trento e di Bolzano dotate di poteri, anche legislativi, corrispondenti a quelli di una regione.

Quando nascono le regioni?

Ufficialmente le Regioni italiane nascono nel 1948 con la Costituzione della Repubblica e vengono modificate nel 1963 con la creazione del Molise e del Friuli Venezia Giulia. Ma fino al 1970, quando furono per la prima volta eletti i consigli, non è esistito nessun potere regionale.

Dal 2000 ci sono stati oltre trenta referendum comunali per chiedere il passaggio da una Regione all’altra. In oltre la metà dei casi la proposta è stata respinta dagli elettori. Fino ad oggi solo i sette Comuni della Alta Valmarecchia, passati dalle Marche all’Emilia Romagna, e il Comune di Sappada, passato dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, hanno completato il lungo iter previsto per cambiare Regione.

Ma partiamo da lontano, dal medioevo, quando  l’Italia era divisa in tanti piccoli Stati. Nel 1861 per scongiurare il rischio  di uno sgretolamento interno si cercò di realizzare uno Stato forte e centralizzato, in cui tutti i poteri spettavano al governo centrale.

Si trattava però di una soluzione che non considerava quelle che erano le diverse tradizioni dei singoli “pezzetti di Italia”. Dopo la caduta dell’Impero romano, con l’Unità d’Italia, la collaborazione di Cesare Correnti, giurista, e Pietro Maestri, medico, milanesi appassionati di statistica fu fondamentale per la  suddivisione e l’istituzione delle Regioni delle regioni, che avrebbero voluto far diventare enti intermedi per il governo della nazione e che invece continuarono a servire solo per registrare le statistiche

Le regioni oggi

Sono tanti i dibattiti e le parole spese sull’importanza delle regioni. Ad esempio c’è chi sostiene che le regioni a statuto speciale non abbiano più senso visto che la loro istituzione era avvenuta per particolari motivi che non sussistono più. Quindi per alcuni  l’esistenza di Enti così regolati non ha più alcun senso sul piano politico, e soprattutto piano economico.

Al di la dei dibattiti e delle normative, le regioni italiane rappresentano per noi la territorialità, rappresentano le parti di un puzzle, tutte fondamentali allo stesso modo per formare il bel quadro del nostro Paese: l’Italia.

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