Quando finirà l’emergenza Coronavirus?

Una domanda che rimbalza nelle teste di ognuno di noi, tutti accomunati ed uniti in questa battaglia così dura e difficile: “Quando finirà l’emergenza Coronavirus?”

Purtroppo la data certa non è data sapersi, quello che è certo che è l’emergenza non finirà il 3 aprile e non ne saremo fuori nemmeno a maggio. Ad oggi ci troviamo in piena emergenza, i dati che quotidianamente ci vengono forniti dalla protezione civile sono allarmanti e preoccupanti. Fare delle previsioni è difficile, molto dipende dal varianti ed incognite. Di certo il comportamento di ognuno di noi è importante per limitare il diffondere del virus e quindi per rallentare i contagi e consentire agli ospedali di poter accogliere e curare nel modo idoneo i pazienti bisognosi di ospedalizzazione.

Occorre considerare che il Covid 19 è un virus nuovo e sconosciuto capace di avere mutazioni rapide e imprevedibile. Può essere utile osservare il comportamento del virus in Cina, e anche basarsi sulle precedenti pandemie della storia.

Le pandemie della storia

Nel corso della storia dell’umanità si sono infatti verificate altre pandemie.

Quella più antica documentata risale al V secolo avanti Cristo: la febbre tifoide della guerra del Peloponneso detta “pesta di Atene“, che colpì tutto il Mediterraneo centro/orientale.

Un’altra pandemia si è verificata nel VI secolo dopo Cristo quando è dilagato il morbo di Giustiniano, una pandemia di peste bubbonica che colpì l’Impero bizantino soprattutto Costantinopoli.

Poi, nel 1300, si è verificata la “Grande Pesta Nera” che decimò la popolazione di tutta l’Europa: anche in quel caso il virus arrivò nel “Vecchio Continente” dal Nord della Cina. Poi nei secoli successivi si sono succedute periodiche pandemie di colera e il vaiolo, ribattezzata la “malattia democratica” in quanto colpiva poveri e ricchi, sovrani compresi come Luigi XV di Francia.

Con la rivoluzione industriale, con i collegamenti che accorciano le distanze, con la crescita della popolazione mondiale, anche i virus hanno cominciato a diffondersi in modo molto più rapido.

Per questo nel secolo scorso, tra 1900 e 2000, si sono verificate ben 4 pandemie influenzali: la più grave è stata la “Spagnola“, riginata dal ceppo virale H1N1, che tra 1918 e 1920 ha causato oltre 50 milioni di morti in tutto il mondo nel corso di tre differenti ondate, uccidendo il 4% della popolazione mondiale e contagiando mezzo miliardo di persone.

Ricorderete anche l ’influenza “Asiatica” che si è verificata tra il 1957 ed il 1960. provocata dal virus A H2N2 che è partito dalla Cina. Nel 1960 grazie al vaccino la pandemia è rientrata dopo aver provocato 2 milioni di morti.

Tra il 1968 ed il 1969 s’è verificata la “pandemia di Hong Kong“, un tipo di influenza aviaria che ha causato la morte di oltre un milione di persone. Nel 1977 un altro virus nato in Cina si è propagato in tutto il mondo colpendo in particolare i bambini.

Nel 2003 è arrivata la Sars, acronimo di “Sindrome acuta respiratoria grave”, una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong in Cina. In un anno la Sars provocò la morte di 800 persone, tra cui il medico italiano Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi stroncato. Venne classificata come epidemia e non come pandemia.

Tra 2009 e 2010 si è diffusa l’influenza “Suina“ che in Italia contagiò un milione e mezzo di persone, ma il tasso di mortalità era inferiore a quello della normale influenza e la paura passò dopo poche settimane.

Oggi stimo combattendo con il Coronavirus il Covid-19 originariamente individuato con il ceppo SARS-CoV-2, un virus facente parte del genere Betacoronavirus che è il settimo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani.

I pareri dei virologi

Secondo il virologo dell’università degli studi di Milano Dott. Fabrizio Pregliasco E’ difficile fare previsioni ma possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno. Sarà interessante vedere come si comporterà la Cina nei prossimi giorni, ora che sembra quasi essere uscita dall’emergenza. Inoltre, tra gli elementi che possono influire c’è l’incognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia. E’ necessaria una stretta complessiva. Se proprio vogliamo vedere un piccolo e timido segnale positivo possiamo guardare al numero dei ricoveri. Il numero dei ricoveri cresce ma impiega più tempo nel farlo“.

Secondo la virogola Ilaria Capua Si sta facendo il possibile. Non abbiamo numeri reali, non sappiamo se in Italia ci sono cinquemila, cinquantamila, centomila, un milione di infetti. Quindi quello che bisogna fare è limitare il contagio rispettando le norme igieniche e di distanziamento sociale. Punto. Bisogna comportarsi in modo intelligente. Se si sta male, si sta a casa. Usiamo questo tempo in modo utile, non viviamolo come un’ossessione, come un incubo, viviamolo come un momento di riflessione. Ad esempio sulla forza della globalizzazione nel bene e nel male”.

Giorgio Palù, virologo dell’Università di Padova afferma che “La curva di andamento del virus è fondamentale per fare una proiezione di quanto avverrà nel breve termine. Bisogna considerare, però, che la Cina ha adottato delle strategie particolarmente rigide, mettendo in quarantena milioni di persone. Una cosa che una società occidentale libera, come la nostra, non farebbe mai.

La risposta alla domanda iniziale “Quando finirà l’emergenza Coronavirus” quindi non può, al momento, avere una risposta certa. Di certo ne usciremo, le tempistiche dipendono in gran parte dai nostri comportamenti: seguiamo scrupolosamente le direttive del ministero, attendiamo fiduciosi i frutti dei sacrifici di tutti noi.

Nel tempo vedremo i risultati, nel tempo potremo renderci conto di quello che sarà il comportamento del Covid 19, nel tempo troveremo un vaccino e capiremo quella che è la cura più adatta. Intanto siamo a casa, rispettiamo le regole, indossiamo in dpi, ce la faremo, ne usciremo ed allora potremo tornare alle nostre vite “normali” e #andrà tutto bene.

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