Quando aprire la partita iva

Quando aprire la partita iva

Quando aprire la partita ivaOggi mettersi in proprio è molto più diffuso rispetto al passato. Complici anche le nuove professioni digitali che consentono di lavorare in autonomia e di crearsi un proprio businnes.

Ma conviene lavorare in proprio? E, soprattutto, come ci si deve regolare per essere in regola sotto l’aspetto fiscale? E’ indispensabile aprire una partita iva o esistono altri strumenti? Vediamo nel dettaglio quando aprire una partita iva e quando invece non è necessario.

Inizialmente le nuove attività non partono mai in quarta. Ossia è necessario ingranare, farsi pubblicità, trovare clienti. Quindi è perfettamente normale, nel momento in cui si inizia un business e gli introiti sono ancora modesti, chiedersi se è obbligatorio o meno aprire la partita Iva.

Quando è obbligatoria la Partita iva

Ciò che obbliga all’apertura della p.iva non è il volume di affari ma la continuità lavorativa. La partita Iva è obbligatoria quando si svolge un’attività professionale in modo abituale anche se non in via esclusiva, quindi quando c’è un’attività continuativa e professionale).
Il concetto di continuità è da interpretare: non si intende un lavoro che sia per forza giornaliero ma anche un lavoro stagionale o periodico ma costante.

Esempi di attività continuativa:

Un esempio di attività continuativa è , ad esempio, l’allestimento di un sito di e-commerce, quindi questa attività richiede l’apertura di una p.iva dalle vendite. Discorso diverso, ad esempio, per chi occasionalmente offre assistenza per riparare i pc.

La partita Iva è quindi necessaria ogni qual volta si svolge un lavoro autonomo, di natura professionale, imprenditoriale, in forma individuale o societaria.

Quando si può evitare di aprire la p.iva

Il limite dei 5.000 euro lordi l’anno riguarda il lavoro autonomo occasionale, e, più precisamente, il limite entro il quale non si devono versare i contributi all’Inps.

Partita Iva: i costi

La riluttanza maggiore nell’aprire la p.iva è sicuramente legata ai costi: il timore è quello di vedere sfumati i guadagni. In primis è necessario precisare che l’apertura della Partita Iva non ha costi, e non ci sono nemmeno costi fissi annuali da sostenere tranne quelli relativi ai contributi previdenziali e quelli di un commercialista, qualora non si voglia procedere agli adempimenti fiscali in autonomia (ad esempio dichiarazione dei redditi, richiesta assegni).
Per quel che concerne i costi della previdenza per le partite Iva individuali è necessario distinguere tra l’attività di artigiano, quella di commerciante e quella di professionisti e lavoratori autonomi.

Artigiani e commercianti rientrano nell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria) e, anche se non guadagnano, hanno l’obbligo di versare nelle casse dell’Inps circa 3.900 euro all’anno, per redditi fino a circa 16.000 euro annui, mentre per redditi superiori devono pagare una percentuale del 24,09% sulla differenza.

I professionisti o lavoratori autonomi non hanno invece un minimo obbligatorio, ma sono soggetti alla gestione separata dell’Inps e devono versare nelle casse della previdenza il 25,98% del loro reddito.

Passaggi per aprire una partita Iva

La Partita Iva può essere attribuita ad una ditta individuale, se si esercita l’attività di libero professionista, di lavoratore autonomo e di imprenditore individuale; oppure può essere legata ad una società, sia essa di persone (come la Snc o la Sas) o di capitali (come la Srl, la Spa o la Sapa).
Per quanto riguarda la prima categoria. Tutti i soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione in Italia, devono presentare, entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività, la «Dichiarazione di inizio attività». Per inizio attività si intende il giorno in cui è effettuata almeno un’operazione attiva o passiva.

Per le società, per l’invio della dichiarazione, fa invece testo la la data di costituzione della società che decorre dalla data di stipula dell’atto di costituzione.
La trasmissione della dichiarazione deve avvenire, con modalità telematiche (attraverso i sistemi Web-browser o Web-service); con consegna diretta su supporto informatico (con modulo firmato digitalmente), attraverso l’inoltro, al Registro delle Imprese presso la Camera di commercio, della Comunicazione unica (ComUnica).

Il codice Ateco

Nella dichiarazione è necessario indicato il Codice Ateco dell’attività. Si tratta di un dato molto importante in quanto descrive l’attività che verrà svolta e da esso dipende il tipo di tassazione, la previdenza, l’inquadramento ai fini degli Isa (gli Indicatori sintetici di affidabilità, rilevanti ai fini dei controlli fiscali).
Individuare il corretto codice Ateco è quindi il primo fondamentale passo da compiere.

Regime forfettario 2022

La partita iva a regime forfettario è uno dei regimi fiscali sostitutivi dell’IRPEF. Per accedervi è necessario rientrare in precisi requisiti che beneficiano di una tassazione agevolata del 15 per cento, che scende al 5 per cento per le nuove attività.
Uno dei requisiti è il limite massimo di ricavi o compensi per l’accesso o la permanenza nel regime forfettario è l’importo di 65.000 euro.
Tra i requisiti per aderire al regime forfettario 2022, i titolari di partita IVA dovranno fare i conti con le cause d’esclusione, introdotte a partire dal 2019 e tutt’oggi vigenti.

Ecco le partite IVA che possono applicare il regime forfettario:

  • quelle che hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro;
  • le società che hanno sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

E’ inoltre necessario rispettare il limite di 30.000 euro relativo ai redditi da lavoro dipendente o assimilati e pensioni percepiti. Fanno eccezione i lavoratori dimessi o licenziati.

Ecco, in questi casi è possibile lanciarsi nel mondo del lavoro autonomo con la partita iva forfettaria. Un’avventura che a conti fatti non è poi cosi onerosa.

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