Quando arriva il secondo figlio: la gelosia per il neonato

two-42364_640La gelosia verso un nuovo fratellino è la più frequente tra le gelosie dei bambini. Quando nasce un fratellino il bimbo di due o tre (o più) anni riceve un duro colpo: il bambino si era creato un mondo tutto suo, aveva ottenuto una certa posizione, aveva realizzato una certa sistemazione all’interno della famiglia, si era adattato a certe abitudini, soprattutto godeva del monopolio affettivo di genitori, nonni e zii. E adesso ecco che arriva un minuscolo, urlante, fastidiosissimo e incomprensible individuo che mette a soqquadro tutto quanto.

Tutti si agitano per il nuovo arrivato, tutti vengono a trovarlo, tutti si fanno in quattro per le necessità (tantissime) di quel piccoletto, tutti gli stanno intorno dalla mattina alla sera e trascurano lui, il più grande quasi come non esistesse più. E, cosa ancora peggiore, il neonato sembra volersi accaparrare tutto l’amore della mamma: le sta sempre in braccio, prende il suo latte, strilla quando lei non gli sta vicino. Questo è ovviamente esaperato, il pensiero tipo dei bambini che, all’improvviso, si trovano ad essere fratelli (o sorelle) maggiori.

Il più delle volte il bambino reagisce alla nuova nascita esprimendo a parole e a fatti proponimeti moritferi nei confronti del neonato: se può farlo lo picchia in testa con il cucchiaio, lo punge con una matita, gli stringe la gamba o il braccio con fiera virulenza, gli dà dei pizzicotti, lo disturba in mille modi. Se poi non riesce a fare nulla contro il neonato perchè il servizio di sorveglianza è troppo efficace allora il bambino si sfoga facendo dispetti alla madre, colpevole di avelo tradito: sporca i tappeti, pianta scenate terribili in mezzo alla strada, rovescia i vasi di fiori, rimpe la zuccheriera e in complesso si dedica con fredda determinazione alla sua missione di vendetta.

Nel frattempo non perde occasione per consigliare ai genitori di riportare il neoanto dove l’hanno preso oppure, più sbrigativamente, di gettarlo via.

Naturalmente le cose non assumono sempre una piega così drammatica: certe volte il sentimento della gelosia non è così bruciante da spingere il bambino sulla strada dell’esecrazione e della rappresaglia. Però non si deve credere che lamancanza di manifestazioni evidenti significhi che la gelosia non c’è per niente. Spesso il bambino sembra innamorato del neonato, ma sotto sotto lo detesta, e recita la parte del fratello maggiore buono solo per non svelare la sua vera disposizione d’animo. Spesso il bambino si controlla di fronte al neonato ed ai genitori, ma poi si sfoga rovesciando la propria collera su oggetti che in qualche modo rappresentano per lui l’odiato rivale. E spesso egli adotta una forma di machiavellismo, cercando di mettere in ombra il neonato col proprio comportamento brillante, mansueto, servizievole, conciliante, sottomesso ed esemplare sotto ogni profilo. Forse la manifestazione più comune della gelosia è quella del “ritornare piccolo”. Il ragionamento del bambino è semplice: se il neonato è diventato il centro di attrazione perchè è più piccolo di me, allora mi comporterò anch’io come se fossi piccolo quanto lui, e così tutti torneranno a occuparsi di me.

Ed ecco che il bambino di tre anni riprende a succhiarsi il pollice, vuole essere preso in braccio dalla mamma. bagna il letto durante la notte e si sporca durante il giorno,vuole farsi imboccare, vuole il latte con il poppatoio, smette di vestirsi da solo, si sveglia trecento volte per notte invocando la presenza della madre con i pretesti più inverosimili, non va più volentieri all’asilo ma vuole restare a casa con la mamma ed il nuovo arrivato.

Poi, un pò per volta, le cose si sistemano, ma intanto i nervi dei genitori sono messi a dura prova Ma è doveroso ricordare che in questi frangenti il bambino soffre davvero , egli non è cattivo ha soltanto paura di perdere la mamma.

Comunque ogni volta che un genitore si scoraggia dinnanzi alle manifestazioni di gelosia del bambino più grande nei confronti del nuovo arrivato è bene ricordare che il fratello (o la sorella) rappresentano la prima occasione di imparare a vivere in armonia con il mondo. Sono loro che insegnano al bambino le basi per sviluppare il seguito i rapporti con gli altri. Andare daccordo con gli altri, affrontare gelosie, timori, conflitti, collera e risetimento,condividere piaceri e dispiaceri, compiti e responsabilità, rispettare diritti ed esigenze altrui, tutto questo e altro ancora il bimbo lo impara innanzitutto dai fratelli.

Ovviamente questo tirocinio non si svolge di regola in una paradisiaca atmosfera di pace e di tranquillità ma bensì attraverso innumerevoli tempeste, più o meno turbolente. Ma questo è normale e, fino ad un certo punto, utile. Non è assolutamente il caso di drammatizzare i diverbi e gli scontri fra i bambini, di considerarli come manifestazioni di odio di farne una tragedia greca. I fratelli si vogliono bene e sono sempre pronti a fare comunella e a difendersi l’un l’altro ma ciò non impedisce loro di litigare e di affermare la propria personalità, eventualmente con la violenza. Il che è tanto vero che nella maggior parte dei casi i litigi si risolvono da soli, e spesso tanto più rapidamente di quando intervengono i genitori.

Ecco un punto importante: spesso sono proprio i genitori inconsapevolmente a dare fuoco alle polveri e a fare esplodere le rivalità ed i rancori tra i fratelli.

Gli interventi del papà e della mamma, infatti, non sempre sono giusti, equilibrati e sereni. Talora c’è un beniamino, un prediletto, uno bravo. E questa “preferenza” (che ovviamente preferenza non è) viene vissuta dal bambino con rabbia e rancore.

Quindi è più che evidente che i genitori debbano comportarsi nel medesimo modo con tutti i figli, possibilmente senza fare continui paragoni, senza proteggere o colpevolizzare sistematicamente gli uni o gli altri.

E senza intervenire nei rapporti tra i bambini se non in casi di imperativa necessità.

Essere imparziali e giusti ma non come orologi svizzeri, ossia non fare a tutti i figli lo stesso identico regalo, o stare esattamente lo stesso tempo con ognuno di loro, quanto piuttosto aiutarli, seguirli a seconda delle singole necessità senza mai trascurare l’altro e soprattutto manifestando, ognuno a modo suo, l’amore a ciascuno di loro incondizionato e assoluto facendo loro comprendere che l’amore non si divide tra i fratelli ma semmai si moltiplica.

Foto pixabay

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